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E' USCITO IL MIO LIBRO "LA DEMOCRAZIA ARANCIONE. STORIA DELL'UCRAINA DALL'INDIPENDENZA ALLE PRESIDENZIALI 2010", LIBRIBIANCHI EDITORE. Parte dei proventi finanzia l'Associazione AnnaViva.

venerdì 30 aprile 2010

FUSIONE GAZPROM-NAFTOHAZ: PROPOSTA CHOC DI PUTIN


L'Unione delle due compagnie monopoliste del gas. Ecco la proposta, che Kyiv non può rifiutare, con cui Mosca darà il colpo di grazia all'indipendenza ucraina. Azarov sorpreso. Julija Tymoshenko: "Demenza pura, l'Ucraina è in pericolo".

Scacco matto. Mosca mette a segno la sua mossa vincente in una partita condotta con estrema abilità, pazienza e lungimiranza. Fatta propria con le pedine che nel mondo ex-sovietico contano più di tutto: gas e gasdotti. Cavalli, come Omero insegna, con cui inserirsi in casa del nemico e paralizzarne la capacità di reazione.

L'incontro si è svolto a Sochi, sul Mar Nero, dove i primi ministri russo e quello ucraino, alfieri del medesimo schieramento, si sono incontrati nell'ambito del tavolo di lavoro bilaterale Mosca-Kyiv, rinvigorito dopo la vittoria di re Janukovych alle presidenziali di febbraio. Vladimir Putin e Mykola Azarov hanno discusso più di dieci piani di cooperazione energetica, nucleare e militare. Ma a dominare il vertice è stata l'ipotesi di fusione tra i monopolisti nel settore del gas dei due Paesi, Gazprom e Naftohaz: un'idea di Mosca, che Kyiv non ha la possibilità, né il potere politico, di rifiutare.

Ad annunciarla è stato Putin in persona, che per incentivare l'assenso del collega ucraino ha stretto cooperazioni nel nucleare, e concesso l'abbatimento delle tariffe doganali imposte per l'esportazione del gas, decrementando, così, in sensibilmente il prezzo dell'oro blu applicato all'Ucraina.

"Oggi - ha spiegato - ho informato Azarov di aver siglato l'ordine di abbattimento delle tariffe di frontiera. Ma avanzo un'altra proposta, sulla quale l'Ucraina ha tutto il tempo di riflettere. Estendere la cooperazione dall'ambito nucleare a quello del gas. Propongo la fusione tra Gazprom e Naftohaz".

L'idea, comunicata in conferenza stampa, ha spiazzato tutti. Persino Azarov, il quale, stando alle indiscrezioni, non sarebbe stato nemmeno informato prematuramente a riguardo. Il premier ucraino, tuttavia, non ha preso alcuna decisione, rinviando l'esame e la discussione sulla proposta alle settimane successive, non prima di aver consultato il gabinetto dei ministri ed il presidente Janukovych.

Confermano le due torri dello scacchiere. "Valuteremo i dettagli con tutta la calma necessaria" ha dichiarato il portavoce del primo ministro ucraino, Vitalij Luk'janenko. "Ne discuteremo nel prossimo mese, dopo le festività del Giorno della Vittoria [il 9 maggio, n.d.a.]" ha spiegato il capo di Gazprom, Aleksej Miller.

Per quanto riguarda il nucleare, Putin ha proposto la creazione di una holding, simile a quella progettata per il settore del gas, e concesso un pacchetto di aiuti per la modernizzazione del sistema dei gasdotti ucraini e per l'ampliamento della centrale nucleare AES, a Khmel'nic'kyj, su cui il Cremlino otterrà quote di partecipazione. "Si è parlato di una fusione tra la russa Atomenergomash e l'ucraina Turboatom - ha illustrato il primo ministro russo - progetti di collaborazione [o presunta tale, n.d.a.] che ci legheranno per i prossimi 25 anni".

I piani di "collaborazione" programmati a Sochi e, sopratutto, la fusione tra i due clossi energetici, sarebbe l'ennesima picconata all'indipendenza politico-energetica di Kyiv. Un vero e proprio colpo di grazia, dal momento in cui Gazprom manterrebbe il possesso dei ruoli chiave nel nuovo ente, ed otterrebbe il controllo del sistema infrastrutturale energetico e nucleare ucraino.

Un'autonomia che Kyiv, sempre su pressione di Mosca, ha già perso sul piano militare e culturale, dopo aver concesso all'esercito russo di stazionare in Crimea fino al 2049, ed aver rinunciato al riconoscimento dell'Holodomor - la carestia artificiale provocata da Stalin negli anni '30 per sterminare i contadini ucraini - come genocidio del popolo ucraino. Il tutto, a tempo di record, in una sola settimana.

Pronta e ferma, come sempre, la reazione della regina dello schieramento opposto. La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, che ha condannato l'ennesimo attentato all'Indipendenza del Paese. In particolare, la Lady di Ferro ucraina ha commentato la proposta di fusione tra i colossi energetici come uno scherzo dal gusto amaro, che nasconde un preciso piano di liquidazione dell'autonomia politica dell'Ucraina, da tempo intrapreso dalla verticale del potere Janukovych-Azarov, sottomessa a Mosca e alle oligarchie filorusse ed ucrainofobe dell'est del Paese, i cui denari sono stati loro fondamentamentali per vincere le ultime consultazioni elettorali.

"Hanno iniziato con la Crimea. Poi hanno annunciato una cosidetta cooperazione in ambiti chiave della nostra economia. Holding russo-ucraine nei settori del gas, del nucleare, delle comunicazioni, della telefonia, dell'aviazione e delle centrali atomiche non sono un'unione di forze tra partner a pari condizioni, ma una totale sottomissione dell'Ucraina alla Russia. Sono convinta che dagli accordi di Sochi non scaturirà alcuna stabilità, contrariamente a quanto vogliono fare credere Azarov la sua schiera".

Ma non è solo nei pedoni ucrainofobi del governo che la Tymoshenko vede i responsabili della decadenza del Paese. Vero responsabile è il re, Viktor Janukovych, autore di una politica spregiudicatamente succube di Mosca, erroneamente, e volutamente, dipinta alla comunità internazionale come multilaterale. "E' semplice demenza - ha sentenziato la Lady di Ferro ucraina - quella del presidente e dei suoi uomini, che stanno svendendo le risorse dell'Ucraina e tradendo i nostri interessi".

Per contrastare tale pericolosa deriva, la Tymoshenko ha chiamato nuovamente il popolo arancione all'unità in una nuova battaglia, nonviolenta ma determinata, per riportare la democrazia in Ucraina cinque anni dopo quella rivoluzione arancione che già una volta è riuscita a sconfiggere quella corte autocratica, oggi tornata alla ribalta.

"Siamo chiamati a combattere contro la sottomissione dell'Ucraina, per il nostro diritto a vivere in armonia nella nostra terra. Solo la resistenza di tutto il Paese può portarci alla vittoria. Occorre unirci nel Comitato di Difesa dell'Ucraina, per dimissionare Janukovych e ridare il potere al popolo, in un'Ucraina nuovamente giusta, libera e democratica".

Matteo Cazzulani

LUKASHENKA HA UN NUOVO AVVOCATO: VIKTOR JANUKOVYCH


Il presidente ucraino ha invitato l'occidente a considerare la Bielorussia un Paese democratico. Siglati accordi energetici tra Kyiv e Minsk.

Alto, possente, fisico robusto. Ottima padronanza della lingua russa e, molto meno, di quella ucraina. Non è l'identikit di un campione di pugilato venuto dall'Urss, bensì la descrizione del nuovo avvocato del regime di Minsk, che di professione è presidente dell'Ucraina e che all'Unione Sovietica guarda ancora con una certa nostalgia.

Nella giornata di giovedì, 29 aprile 2010, Viktor Janukovych si è recato in visita ufficiale da Aljaksandar Lukashenka, dittatore bielorusso, noto oppressore della dissidenza interna del suo Paese. Una caratteristica che al nuovo portavoce di Minsk deve essere sfuggita, dal momento in cui ha dichiarato di trovarsi in un Paese libero che negli ultimi tempi è riuscito ad innalzare il proprio standard di democrazia.

"L'Ucraina e la Bielorussa - ha sentenziato Janukovych - hanno fatto molto per tutelare i diritti di cittadinanza, di parola, di associazione, e tutte le altre libertà democratiche. So di per certo che Lei [riferendosi a Lukashenka, n.d.a.] ha davvero lavorato duro per avvicinare la struttura legislativa del Suo Paese a quella Europea".

In virtu di tutto questo, Janukovych ha invitato il Vecchio Continente a non isolare la Bielorussia, da un lato implementando le relazioni diplomatiche con Minsk, e dall'altro avviando la procedura di integrazione del Paese nel Consiglio d'Europa. Lasciando anche intendere che, comunque vada, tale decisione potrebbe essere presa tra circa un anno, quando la presidenza di turno del Consiglio spetterà proprio all'Ucraina.

A margine delle parole di stima, affetto reciproco e reale ipocrisia, i due presidentissimi hanno firmato importanti accordi energetici riguardanti il transito di nafta venezuelana in Bielorussia. Kyiv si è offerta di agevolare le operazioni di pompaggio e di trasporto del carburante da oltreoceano - che Lukashenka ha ottenuto grazie a colloqui privati con l'amico Chavez, un'altro leader mondiale davvero democratico - in cambio del pagamento di 70-80 miliardi di dollari all'anno e della concessione di parte delle forniture.

"Con piacere lavoreremo alla realizzazione del vostro piano - ha dichiarato Janukovych nella conferenza stampa conclusiva - noi, vostri partner, vi aiuteremo a trasportarla, richiedendo in cambio il giusto sulle commissioni, e parte del carburante venezuelano per il mercato ucraino".

Doveroso sottolineare come Janukovych abbia descritto un paese purtroppo molto lontano da quello che de facto è la Bielorussia. A Minsk si vive sotto una vera e propria dittatura, postsovietica e filorussa, in cui l'opposizione liberale, patriottica e filoeuropea è continuamente repressa. Un clima di terrore ed un forte controllo poliziesco rende impossibile ogni attività partitica al di fuori di quella di Lukashenka, ed un utilizzo sistematico della magistratura impedisce a candidati alternativi a quelli appoggiati dal Bat'ka (come è definito il presidente) di presentarsi alle elezioni.

Inoltre, lecito ricordare che il Consiglio d'Europa è un'organizzazione internazionale, il cui scopo sarebbe la promozione della democrazia, dei diritti umani e del cittadino, e dell'identità culturale europea. Per questo, di esso fanno parte non solo gli stati UE, ma anche Paesi ad essa confinanti che rispettano - o dovrebbero - tali parametri, quali, ad esempio, Norvegia, Svizzera, Georgia, Bosnia, Serbia.

Come Minsk possa rispettare i requisiti per l'ingresso in questa istituzione resta un mistero. Così come, del resto, lo è anche la permanenza della Russia, ammessa nel 1996, quando ancora l'autocrate Putin - altro alfiere delle libertà democratiche - non era al potere, ed il mondo intero sperava in un'evoluzione democratica a Moscadopo zarismo e comunismo.

Sconsolata la reazione dei dissidenti bielorussi, che hanno accolto le parole di Janukovych con un amaro sorriso, sottolineando come la visita del presidente ucraino sia pericolosa non solo per i contenuti, ma anche in quanto il Bat'ka ha trovato in Janukovych un interlocutore internazionale che lo legittima nel suo operato criminale.

"Dopo 16 anni di regime - recita un comunicato del Fronte Nazionale Bielorusso, partito di opposizione, ovviamente non riconosciuto - Lukashenka ha instaurato nel Paese standard totalmente opposti a quelli europei. A Minsk, diritti del cittadino e libertà democratiche sono semplice utopia".

E oramai chiaro il doppio gioco di cui il neo presidente ucraino è autore. Da un lato, il nuovo avvocato della causa bielorussa si presenta alla comunità internazionale come filoeuropeo, mediante gesti vani e puramente di facciata, come la decisione di compiere la prima visita istituzionale da Capo dello Stato a Bruxelles. E non a Mosca, come da tradizione - e da convenienza politica - a Kyiv è sempre avvenuto.

Dall'altro, Viktor Janukovych sta conducendo una spregiudicata politica filorussa, mirata a riportare Kyiv sotto il ricatto economico e politico di Mosca e delle oligarchie dell'est del Paese, filorusse ed ucrainofobe come i componenti del governo da lui instaurato, premier Azarov e ministro dell'istruzione Tabachnyk in primis.

Matteo Cazzulani

mercoledì 28 aprile 2010

L'HOLODOMOR NON FU GENOCIDIO: NUOVO SUCCESSO DI JANUKOVYCH. COMPLICE L'EUROPA


Clamorosa la decisione del Consiglio d'Europa, che, su espresso invito del presidente, nella giornata di mercoledì 28 aprile 2010 non ha riconosciuto come genocidio la carestia provocata in Ucraina da Stalin negli anni '30.

Dopo l'instaurazione di un governo monocolore che mette a repentaglio il pluralismo partitico sulle rive del Dnipro, un misero sconto sul gas ottenuto da Mosca, il prolungamento della presenza dei militari del Cremlino in Crimea fino al 2049 ed un bilancio imbarazzante che favorisce gli oligarchi dell'est del Paese, la verticale del potere filorussa ha messo a segno l'ennesimo colpo contrario agli interessi nazionali ucraini. Dapprima esortando, poi permettendo, ed infine applaudendo il Consiglio d'Europa, che ha declassato l'Holodomor da genocidio ai danni del popolo ucraino a "grande tragedia dell'Unione Sovietica".

Nella giornata di martedi, 27 aprile, Viktor Janukovych, invitato alla sessione del Consiglio d'Europa, è stato autore di un discorso fortemente revisionistico in cui ha criticato il suo predecessore, Viktor Jushchenko, e l'attuale Opposizione Democratica tutta per essersi prodigati negli scorsi anni nel mantenere vivo il ricordo della Grande Carestia. Quando essa, a suo dire, non fù che un fenomeno globale che interessò anche altre popolazioni dell'ex Urss, tra cui gli stessi russi. Per questa ragione, il presidente ha annunciato l'intenzione di annullare tale decisione, ed ha esortato il Consiglio ad approvare una risoluzione in linea con la visione da lui espressa.

"Si è trattato di atteggiamenti del regime staliniano - ha sentenziato Janukovych - verificatisi anche in altri stati dell'Unione Sovietica. Riconoscere l'Holodomor come genocidio del solo popolo ucraino è ingiusto e scorretto. E' stata una tragedia comune a tutta l'URSS, Russia compresa".

Ad allinearsi alla politica filorussa del presidentissimo ucraino sono stati i 55 deputati, la maggioranza, che hanno votato contro il riconoscimento dell'Holodomor come genocidio: una verità storica difesa soltanto da 21 consiglieri coerenti e coraggiosi. Un successivo documento che contestualizza la Grande Carestia nell'ambito dell'Unione Sovietica, de facto sminuendone l'entità, è stato votato da 81 parlamentari.

"Milioni di innocenti in Bielorussia, Moldova, Russia e Ucraina, stati membri dell'Unione Sovietica, persero la vita a causa di una grande carestia provocata dalla politica del regime sovietico" recita la risoluzione.

Così, la storia è stata totalmente reinterpretata. L'Holodomor, lecito ricordarlo, a detta di moltissimi storici fù una carestia non originata da scelte politiche da essa separate, ma un diretto metodo con cui Stalin ha inteso sterminare il popolo ucraino per accellerare la collettivizazione forzata delle terre e facilitare quella russificazione che Mosca da secoli - già in epoca zarista - stava attuando in Ucraina per rafforzare il proprio dominio sul "granaio d'Europa".

Nello specifico, l'Holodomor sì articolò in tre fasi: la prima, all'inizio degli anni venti. La seconda, la più violenta, nel 1932-33. L'ultima, infine, nel 1946-47. Stando alle stime reali, documentate da diverse fonti attendibili e cronache dirette, durante la fase centrale morirono fino a 25 mila persone al giorno, ed episodi di cannibalismo divennero triste realtà.

Soddisfazione è stata espressa pubblicamente dal capo della delegazione russa, Leonid Sluckij, e dal presidente, il turco Mevlut Cavusoglu. Fatto che testimonia come anche il Consiglio d'Europa, al pari delle altre istituzioni e cancellerie occidentali, sia sempre più succube del rinato impero russo ed allucinato dalla favola Obama, che ha portato anche Washington a posizioni troppo morbide nei confronti del Cremlino e delle altre autocrazie del pianeta.

Matteo Cazzulani

martedì 27 aprile 2010

UCRAINA: SI A BUDGET E MILITARI RUSSI IN CRIMEA IN UNA SEDUTA SURREALE.




Non è bastato un clima da battaglia per frenare la deriva filorussa della verticale del potere Janukovych-Azarov. Approvati bilancio e patto di Khar'kiv: due documenti che incrementano la dipendenza di Kyiv da Mosca. La Tymoshenko chiama alla resistenza: "subito l'opposizione unita nel Comitato di Difesa Nazionale. L'Occidente ci aiuti". (Foto unian.ua)

Un enorme bandierone con tanto di striscione, cori, fumogeni. Persino un ripetuto lancio di uova. Non è un derby particolarmente acceso, ma la cronaca della seduta odierna della Rada. Primo punto all'ordine del giorno, la votazione sul Patto di Khar'kiv: accordo stretto la scorsa settimana tra il presidente ucraino, Viktor Janukovych, e quello russo, Dmitrij Medvedev, che prevede il prolungamento della presenza dei militari di Mosca della Flotta del Mar Nero nella base militare di Sebastopoli, in territorio ucraino, fino al 2049.

L'opposizione democratica ce l'ha messa tutta per impedire la ratifica di un accordo che contrasta palesemente gli interessi nazionali. Già dalla mattinata, gli scranni del Blocco Tymoshenko e di Nasha Ukrajina sono stati ricoperti da un enorme telo giallo-blu, con i deputati in piedi a reggere uno striscione "Non permettiamo la svendita dell'Ucraina. No al tradimento della Patria!". Dall'altro lato dell'aula, i parlamentari comunisti e del Partija Rehioniv, a presidiare le postazioni della maggioranza per evitarne l'occupazione. Non c'erano quelli del Blocco Lytvyn, l'altra forza di governo, impegnati a proteggere con degli ombrelli il loro leader, Volodymyr Lytvyn appunto, il presidente della Rada, bersagliato da un fitto lancio di uova ogni qual volta cercava di aprire la votazione. Spunta pure un fumogeno, viene acceso, il parlamento è un unico banco di nebbia.

La scena tragicomica continua con uno scarno dibattito e con la relazione del presidente della commissione esteri, Bilorus, del Partija Rehioniv. Il premier Azarov entra poco prima dell'ennesimo tentativo di dare il via al voto, il terzo. Va a buon fine: di uova partiottiche per stoppare il gallo filorusso della politica ucraina non ce ne sono più. 236 deputati della maggioranza votano compatti a favore. Quelli dell'opposizione continuano nei cori: "vergogna", "tradimento". Tutto vano: la marina russa stazionerà a Sebastopoli per altri 25 anni dal 2017, anno in cui era previsto il loro sgombero.

La nebbia si dirada, ma non scende la tensione. C'è da votare il bilancio, anticipato nella giornata di ieri da Azarov in un'altrettanto concitata seduta. Lo approvano in 245, grazie ai 9 voti dei deputati del Blocco Lytvyn, che hanno potuto abbassare gli ombrelli issati a protezione dello speaker.

Il budget prevede un deficit pari a 57,745 miliardi di hryvnie, il 5,33% del PIL. Le entrate ammontano a 267,452 miliardi, mentre le spese sono previste a quota 323,556 miliardi. Il PIL pro capite è stimato a 1,083 trilioni, il fondo pensionistico a 338,9 miliardi, i tempi di crescita al 3,7% e l'inflazione al 13,1%. 10,263 miliardi di hryvnie saranno recuperate da una cospicua opera di privatizzazioni annunciata dal governo. Su di essa, l'opposzione democratica ha promesso un monitoraggio scrupoloso per evitare la svendita del patrimonio nazionale agli oligarchi filorussi dell'est del Paese, sponsor di Janukovych e della sua attività politica.

Visibilmente contenti del risultato ottenuto i parlamentari della maggioranza. Solo una dichiarazione del premier, Mykola Azarov, per illustrare il bilancio ed una di soddisfazione del Presidente, Viktor Janukovych, impegnato a Strasburgo nella due giorni del Consiglio d'Europa. "Oggi è un giorno importante per l'Ucraina. E stato approvato il bilancio. Condanno il banditismo dei parlamentari del BJuT e di Nasha Ukrajina, contrastato con successo dalla professionalità di quelli della maggioranza, che sono rimasti in aula ed hanno votato".

Pronta la reazione dell'Opposizione Democratica, rappresentata, come sempre, da Julija Tymoshenko. La leader carismatica ha chiamato tutte le forze politiche che si battono contro la deriva filorussa ad unirsi e a condurre una resistenza continua, forte e determinata per ottenere elezioni parlamentari anticipate, necessarie per ristabilire la volontà del popolo, e non degli oligarchi russofoni dell'est del Paese.

"La società deve ribellarsi dinnanzi a quello che è successo oggi - ha dichiarato alla stampa - un atteggiamento anticostituzionale. Sebastopoli è il primo atto della perdita dell'Indipendenza ucraina. E noi, forze dell'opposizione, dobbiamo unirci per richiedere a gran voce elezioni anticipate: solo così gli ucraini torneranno protagonisti della loro politica, scegliendo da quali persone farsi rappresentare. Posso dire con certezza - ha continuato - che ad unirsi a noi saranno tutte quelle persone sagge ed oneste che capiscono che il Paese è seriamente in pericolo da quando è rappresentato da questa squadra [il tandem Janukovych-Azarov, n.d.a.].

La Lady di Ferro Ucraina ha annunciato la nascita del Comitato per la Difesa Nazionale: un'alleanza di tutte le forze contrarie alla politica della verticale del potere filorussa, chiedendo espressamente aiuto all'Occidente.

"Da oggi lavorerò per creare il Comitato per la Difesa dell'Ucraina, in cui invito partiti, movimenti, associazioni e semplici cittadini di tutte le zone del Paese che hanno come noi l'Ucraina nel cuore. Spero che i nostri alleati europei si accorgano che in Ucraina sono a rischio democrazia e libertà di parola, che si infrange la Costituzione e che si sta perdendo la nostra integrità territoriale".

Invito purtroppo non raccolto dal leader di Nasha Ukrajina, Viktor Jushchenko, il quale ha dichiarato di preferire una lotta separata in virtù di quanto accaduto in passato, addossando le colpe della ancora non trovata unità alla situazione politica attuale. "Di quale unità mi parlate? quella con la Tymoshenko? Con Julija mi sono alleato per due volte, ottenendo come risultato l'indebolimento delle forze filo occidentali del Paese. Il problema è che in Ucraina manca un movimento in grado veramente di consolidare l'opposizione".

Una giustificazione poco chiara, nonché l'ennesima occasione di ritrovare un'unità per il bene dell'Ucraina che l'ex presidente ha buttato alle ortiche. Non sorprende, dal momento in cui Jushchenko in passato è stato a piu riprese autore di patti con Janukovych e di vere e proprie azioni di contrasto nei confronti della Tymoshenko, disorientando quel popolo arancione che lo aveva sostenuto e tradendone gli ideali di giustizia, democrazia ed europa, ora rappresentati unicamente dalla Lady di Ferro ucraina.

Che non molla, e procede nella sua battaglia con successo. Al Comitato per la Difesa Nazionale già hanno aderito il Rukh di Tarasjuk, Narodna Samooborona di Lucenko, la Piattaforma Ucraina ed il partito Svoboda, che assieme al Blocco Tymoshenko hanno radunato 5 mila sostenitori in una manifestazione nazionale dinnanzi alla Rada contro il patto di Khar'kiv. "No a Putin-Stalin-Janukovych", lo slogan più gettonato.

Matteo Cazzulani

lunedì 26 aprile 2010

UCRAINA: ECCO IL BUDGET, PRIMA DELLA TEMPESTA


Il tanto atteso piano di bilancio per il 2010 è stato presentato da Mykola Azarov durante una seduta burrascosa. Alla vigilia del voto sul Patto di Khar'kiv, su cui l'opposizione ha promesso battaglia dentro e fuori la Rada.

C'è chi afferma che nella politica ucraina non ci sia posto per santi. Di sicuro, non ce n'è per cardiopatici, né per personaggi particolarmente mansueti. Oggi alla Rada la tensione la si tagliava col coltello. Ed è bastato accennare l'oggetto della votazione di domani, vero pomo della discordia, che subito è scoppiata la bagarre.

Ad iniziare il tutto, il leader del gruppo parlamentare del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov, il quale ha dichiarato la volontà del suo partito di affrontare la questione del prolungamento della flotta russa in territorio ucraino fino al 2049 al primo punto dell'ordine delgiorno della seduta di domani, martedì 27 aprile. "State vendendo l'Ucraina, vergogna!" ha replicato dagli scranni dell'opposizione Oleh Ljashko, del Blocco Tymoshenko, dando il via ad un'escalation di grida e insulti provenienti da ambo gli schieramenti che hanno costretto lo speaker, Volodymyr Lytvyn, a sospendere la seduta.

"Calmatevi. Tali comportamenti sono una sconfitta per l'Ucraina" ha ripetuto a più riprese il presidente del Parlamento, ottenendo la secca replica dello stesso Ljashko, che ha fatto notare come la vera perdita per il Paese sia l'accordo stretto tra Janukovych e Medvedev, forse non a caso nell'ex capitale dell'Ucraina sovietica. "E voi [della maggioranza, n.d.a.] avete il diritto di danneggiare il Paese con continue cospirazioni contrarie all'interesse nazionale? Questo è un vero e proprio tradimento!".

Lo stop ai lavori della Rada non è che un preludio alla giornata di martedì, 27 aprile, quando, accanto alla strenua resistenza alla ratifica del patto di Khar'kiv, anche mediante l'occupazione dell'aula, l'Opposizione Democratica ha indetto una manifestazione nazionale alla quale in molti hanno già aderito, persino da fuori Kyiv. 10 pullman stracolmi sono già partiti da Ternopil', altri cinque da Leopoli, spostamenti simili anche da Vynnicja e Ivano-Frankivs'k: tutte città i cui consigli regionali e comunali hanno discusso, e votato, un documento di condanna dell'accordo che consente lo stazionamento dei russi in Crimea fino al 2049, definito contrario agli interessi nazionali.

A seduta ripresa, il premier in persona, Mykola Azarov, ha illustrato il piano di bilancio per il 2010, atteso già per l'inizio di aprile ma clamorosamente slittato a seguito del mancato rilascio del prestito dell'FMI e delle nuove tariffe sul gas russo non ancora fissate con Mosca.

Stando al documento, scaricabile dal sito internet della Rada, il deficit è stimato a 57,745 miliardi di hryvnie, il 5,33% del PIL. Le entrate ammontano a 267,452 miliardi, mentre le spese sono previste a quota 323,556 miliardi. Il PIL pro capite è stimato a 1,083 trilioni, il fondo pensionistico a 338,9 miliardi, i tempi di crescita al 3,7% e l'inflazione al 13,1%.

Inoltre, il governo ha dichiarato di voler attuare una cospicua opera di privatizzazioni per ricavare 10,263 miliardi di hryvnie. Su di essa, l'opposzione democratica ha promesso un monitoraggio scrupoloso per evitare la svendita del patrimonio nazionale agli oligarchi filorussi dell'est del Paese, sponsor di Janukovych e della sua attività politica.

Matteo Cazzulani

sabato 24 aprile 2010

LA TYMOSHENKO CHIAMA, GLI ARANCIONI RITROVANO L'UNITA


Su invito della Lady di Ferro ucraina, l'opposizione democratica ed altre formazioni politiche si sono ricompattate in piazza, presso la Rada, per esprimere ferma condanna alla politica filorussa di Janukovych. "Unire le forze contro la deriva antiucraina".

C'erano gli stendardi biancorossi del Blocco Tymoshenko, gialloneri del partito Za Ukrajinu, e quelli gialloblu del Narodnyj Rukh e di Svoboda, nonché della bandiera nazionale ucraina. Rieccoli gli arancioni. Hanno tinte differenti rispetto al 2004, ma è lo stesso "popolo del Majdan" che con un'incisiva protesta nonviolenta sei anni fa si è battuto per un'Ucraina giusta, democratica ed europea, riuscendo a liberarsi dell'odiosa verticale del potere dell'autoritario Kuchma, oggi di nuovo al potere col tandem Janukovych-Azarov.

A riunirlo, lo sdegno nei confronti del patto di Khar'kiv, con cui il presidente Janukovych ha prolungato la permanenza della flotta russa nel Mar Nero e nel porto ucraino di Sebastopoli fino al 2049 in cambio di un misero sconto sul prezzo del gas. E la determinazione di Julija Tymoshenko, che in pochi giorni è riuscita a mobilitare tanta gente comune in una partecipatissima manifestazione nazionale. Anche i numeri sono vicini a quelli di cinque anni fa: 10 mila i partecipanti secondo i media più autorevoli.

La Lady di Ferro Ucraina ha attaccato il presidente, colpevole di aver siglato un patto contrario non solo agli interessi nazionali, ma ai principi della Costituzione, in quanto l'articolo 17 vieta la presenza di basi militari di eserciti stranieri sul territorio ucraino. Dinnanzi a tale condotta, la Tymoshenko ha invitato il popolo del Majdan all'unità, e le forze politiche dell'opposizione alla comune battaglia parlamentare, accantonando personalismi e contrasti intestini.

"L'intera società ucraina - ha spegato dal palco allestito a pochi metri dal Parlamento - può testimoniare come senza la sua pressione e le sue continue mobilitazioni il governo sia autore di una politica debole, sia sul piano interno che su quello estero. E noi che siamo all'opposizione in parlamento, subito, dobbiamo capire che non è più il tempo di insultarci l'uno con l'altro. Sono pronta, io per prima, a riunire tutte le forze e le persone scandalizzate dalla condotta di un Capo dello Stato che non rappresenta gli interessi del Paese e non rispetta la Carta Suprema".

A raccogliere l'invito della Lady di Ferro Ucraina è stato il leader del partito Nasha Ukrajina, Viktor Jushchenko. Una sorpresa, dal momento in cui l'ex presidente, assente alla manifestazione, è stato spesso vicino ad un nuovo accordo con Janukovych, ed in passato non ha mai esitato a contrastare la Tymoshenko per il proprio profitto personale, tradendo, così, quegli ideali arancioni che gli hanno consentito l'elezione presidenziale nel 2004.

"Il problema - ha dichiarato - non è tanto avere la maggioranza in parlamento, ma in strada, tra la gente comune. Tra chi crede che accettare la presenza dei soldati russi sul proprio territorio nazionale in cambio di uno sconto sul gas sia una politica errata, da cui non ci si sente rappresentati. Una scelta pericolosa per i nostri figli e nipoti, per le nostre famiglie. Una minaccia per la nostra esistenza in quanto ucraini. Bisogna alzarsi e contestare tutto questo".

Accanto alla manifestazione, Julija Tymoshenko era riuscita ad ottenere le 153 firme di parlamentari necessarie per la convocazione di una seduta straordinaria della Rada, richiesta per poter esaminare i dettagli dell'accordo di Khar'kiv. Un'operazione faticosa e frenetica, resa vana dall'apatia dello speaker, Volodymyr Lytvyn, che ha sottolineato l'impossibilità di preparare la documentazione in neanche 24 ore. E dai parlamentari del Partija Rehioniv, la forza politica di maggioranza a cui appartengono presidente e premier, che fin dal mattino hanno occupato l'aula ed impedito, così, l'avvio dei lavori.

Atto successivo dello scontro, il prossimo martedì, quando il patto di Khar'kiv sarà discusso e votato in Parlamento. Questa volta, a promettere il blocco dei lavori è l'Opposizione Democratica, contrariata dall'assenza di un dibattito preliminare, previsto da regolamento per tutte le questioni internazionali.

Infine, lecito sottolineare come accanto a quella del popolo arancione ha avuto luogo anche la mobilitazione dei sostenitori di Janukovych. Circa 5 mila, probabilmente ingaggiati dai denari degli oligarchi dell'est del Paese, russofili, sponsor del Partija Rehioniv. I "blu", armati di bandiere e striscioni inneggianti al presidente e al suo operato, erano a pochi metri dal popolo del Majdan. Solo qualche sfottò, ma nessuno scontro, né tentativo di aggressione.

L'ennesima dimostrazione che la democrazia - preziosa conquista della rivoluzione arancione - ancora tiene nel Paese. Malgrado i ripetuti tentativi da parte del tandem Janukovych-Azarov di contrastare ogni forma di ucrainicità, e di riportare Kyiv sotto l'ombrello - ergo il protettorato - di Mosca.

Matteo Cazzulani

venerdì 23 aprile 2010

LEOPOLI RUGGISCE: IMPEACHMENT PER JANUKOVYCH

Dai flash-mob degli studenti alla votazione-lampo dei consiglieri comunali: la Rada cittadina ha votato una risoluzione di condanna della permanenza della flotta russa nel porto di Sebastopoli e nelle acque territoriali ucraine. "Decisione anticostituzionale". Prevista una manifestazione a Kyiv per chiedere le dimissioni del presidente.

60 minuti circa di seduta, 15 solo di dichiarazioni di voto, 82 i presenti, 79 i voti a favore, provenienti da tutte le forze politiche rappresentate, nessun contrario. La città di Leopoli ha condannato a stragrande maggioranza la decisione presa lo scorso venerdì da Janukovych e Medvedev circa il prolungamento della permanenza delle forze della marina militare russa in Crimea fino al 2049, richiedendo ufficialmente al Parlamento, alla Corte Costituzionale, al Consiglio per la Sicurezza e la Difesa e alla Procura Generale di rigettare l'accordo con Mosca e di avviare la procedura di impeachment a carico del presidente.

"L'accordo stretto il 21 aprile 2010 - recita il testo approvato - è una diretta infrazione dei principi della Costituzione. Tale passo testimonia il fatto che le nuove autorità stanno mettendo a repentaglio l'Indipendenza, la sovranità e l'autonomia dell'Ucraina, sempre più asservita al Cremlino".

L'iniziativa è destinata a non esaurirsi ad una semplice votazione locale. Infatti, per la giornata di martedì - quando la Rada dovrà ratificare l'accordo - i consiglieri comunali hanno deciso di recarsi a Kyiv per protestare direttamente contro un Capo di Stato che ha infranto i principi costituzionali, e che per questo deve essere sollevato dall'incarico. In particolare, i leopoliensi sono preoccupati per il progressivo allontanmento dall'Europa, per la sempre maggiore dipendenza da Mosca ed per il terrificante tentativo da parte del governo Azarov, instaurato dallo stesso presidente a propria immagine e somiglianza, di contrastare ogni forma di ucrainicità a favore della lingua e della cultura russa.

Gli accordi stretti a Khar'kiv - ha dichiarato il leader cittadino del Blocco Tymoshenko, Ihor Den'kovych - non sono che l'inizio della fine per l'Indipendenza e la sovranità del nostro Paese. In pochi mesi abbiamo concesso a Mosca di influire su troppi aspetti della nostra politica estera, in primis nostra collocazione internazionale. Ho in mente l'integrazione europea, sacrificata in nome di una politica di buon vicinato con la Federazione Russa che tradisce le legittime aspirazioni europee del popolo ucraino. Ma anche la politica interna risente dei diktat del Cremlino: la decisione di prolungare la presenza della flotta russa nel Mar Nero di altri 25 anni dal 2017 è una decisione apertamente contraria all'articolo 17 della nostra Costituzione [che prevede l'impossibilità dell'esistenza di basi militari straniere in Ucraina, n.d.a.]"

A giustificare l'atteggiamento del Presidente, e a difenderlo dalla richiesta di dimissioni, è la vice capo della sua amministrazione, Hanna Herman, che sottolinea come migliori rapporti con Mosca favoriscono non solo la situazione interna a Kyiv, ma anche la sua posizione internazionale ed i rapporti con la nuova amministrazione americana.

"Supporto la decisione di Janukovych di prolungare la presenza della Flotta Russa in Crimea. Del resto, in cambio abbiamo ottenuto pur sempre un prezzo meno caro per il gas. Inoltre, lo stesso segretario di Stato USA, Hillary Clinton, ha lodato pubblicamente l'intesa con Medvedev in quanto consente all'Ucraina di mantenere una posizione bilanciata tra Mosca e Bruxelles. Io sto con Janukovych e la Clinton".

La votazione del consiglio comunale leopoliense consolida il capoluogo della Galizia alla guida di un'opposizione alla verticale del potere sempre più forte. Nei giorni scorsi, proteste di studenti ed intellettuali hanno spinto Janukovych a non recarsi in città per la nomina del nuovo governatore della regione, Vasyl' Horbal' - obbligo che in Ucraina spetta al Presidente - provvedendo con un apposito decreto emanato più comodamente dalla sua residenza nella capitale. Inoltre, anche il consiglio della regione di Ternopil' ed altre realtà locali hanno votato una simile richiesta di impeachment a carico del presidente.

Lecito ricordare che il "Patto di Khar'kiv" - come è stato ribattezzato - prevede la permanenza della flotta militare della Federazione Russa nelle acque al largo della Crimea e nel porto ucraino di Sebastopoli fino al 2049. Tale concessione è stata imposta dal Cremlino in cambio di uno sconto sul prezzo del gas del 30%: un valore troppo basso per giustificare la presenza di soldati stranieri nel territorio nazionale ucraino, situazione che mette a repentaglio l'Indipendenza politica, militare ed energetica di Kyiv.

Matteo Cazzulani

mercoledì 21 aprile 2010

ENNESIMO SUCCESSO DI JANUKOVYCH: I RUSSI NEL MAR NERO FINO AL 2049.


In cambio di un prezzo inferiore sul gas, l'Ucraina ha concesso alla flotta russa del Mar Nero il diritto a permanere nelle proprie acque territoriali e nel porto di Sebastopoli per altri 25 anni. "Sarà utile per l'Europa" si giustifica Janukovych. "Tradimento degli interessi nazionali" spiega l'opposizione.

100 Dollari per mille metri cubi se il gas da pagare supera quota 330, il 30% se la bolletta è meno cara del numero magico sopra citato. E questa la complicata formula che fissa il nuovo tariffario "di cortesia" che Mosca ha concesso a Kyiv. Più semplicemente, l'Ucraina ha ottenuto un ribasso sull'acquisto dell'oro blu dalla Russia del 30%, ma mai inferiore a 100 Dollari per mille metri cubi. Uno sconto ridicolo, che non modifica un costo reso ancora ancora più salato dalla contropartita che nella giornata di mercoledi 21 aprile Janukovych ha concesso a Medvedev: il prolungamento della permanenza della Flotta Russa nel Mar Nero, in acque territoriali ucraine, e nella base militare di Sebastopoli per altri 25 anni a partire dal 2017.

Il nuovo patto di ferro e gas, forse non a caso, è stato stretto a Khar'kiv, già capitale dell'Ucraina sovietica. Soddisfazione per Medvedev, che con un'operazione da abile scacchista è riuscito a mantenere un piede - armato - nell'ex colonia, inserendo nella trattativa energetica la questione militare della Flotta Russa del Mar Nero. "Lo sconto sul gas è da considerarsi come una parte dell'affitto che paghiamo a Kyiv per l'affitto della base portuale di Sebastopoli" ha dichiarato.

Goffa e sterile la giustificazione del presidente Janukovych, che a margine dell'incontro ha cercato di convincere la platea che l'accordo sullo stazionamento dei russi al largo di Sebastopoli è in realtà un vantaggio per l'intero Vecchio Continente, in quanto parte della costruzione di un sistema di sicurezza comune europeo.

"E una questione che affrontiamo nel contesto della formazione di un unico sistema di difesa collettivo UE. Abbiamo capito che la Flotta del Mar Nero sarà una delle garanzie per la reale sicurezza di tutti i Paesi che si affacciano su quel mare".

Una spiegazione tanto laconica quanto inconsistente, che subito ha provocato la secca reazione di chi la politica la fa con l'Ucraina - e non con la Russia - nel cuore. Il primo ministro del governo-ombra dell'opposizione democratica, Serhij Soboljev, ha commentato il prolungamento della presenza dell'esercito navale russo nel mar nero come una decisione infelice, contraria agli interessi nazionali e alla Costituzione ucraina. A maggior ragione perché legata alla trattativa sul gas, per il quale Kyiv non è nemmeno riuscita ad ottenere il sensibile sconto tanto promesso dal presidente e dal governo Azarov, instaurato da Janukovych in persona. Tale coincidenza, secondo Soboljev, è indicativa di come la nuova verticale del potere intende tutelare solamente gli interessi delle oligarchie russofone dell'est del Paese, tradizionali sponsor del Partija Rehioniv e dell'attività politica di Janukovych.

"Il presidente ha iniziato una guerra contro il suo stesso Paese. il suo scopo è quello di ottenere uno sconto sul gas per favorire i grandi industriali che lo finanziano. E' chiaro che il prezzo dell'oro blu per popolazione e settore pubblico non solo non scenderà, ma è destinato ad incrementare. Per questa ragione, per difendere gli ucraini che investono, guadagnano e lavorano secondo la legge, noi [il Blocco Tymoshenko e gli altri partiti dell'Opposizione Democratica, n.d.a.] adotteremo tutti i metodi di protesta e di lotta nonviolenta contro il regime di Janukovych. Sia in parlamento che in piazza".

Manifestazioni dentro e fuori la Rada che nella notte sono state annunciate da Julija Tymoshenko, energica leader dell'opposizione ed unico, serio, difensore degli interessi di chi si oppone al sistema di potere dell'attuale presidente. La Lady di Ferro ucraina ha annunciato la presentazione in parlamento di una mozione di sfiducia nei confronti dell'operato del presidente e del governo, ed invitato tutte le opposizioni a riunirsi in una manifestazione nazionale convocata per sabato 24 aprile.

"Raccoglieremo le firme di tutti i deputati dell'opposizione per presentare una mozione di sfiducia. Ce ne occorrono 150. Ce la faremo. Ma voglio anche rivolgermi alle altre forze dell'opposizione, affiché si uniscano a noi nell'iniziativa parlamentare e,sabato, in una manifestazione nazionale davanti alla Rada".

Duro anche Borys Tarasjuk, ministro degli esteri dello shadow-cabinet della Tymoshenko, il quale ha parlato chiaramente della possibilità di avviare la procedura di impeachment per Janukovych. "Il presidente ha ignorato l'articolo 17 della Costituzione che vieta la permanenza di basi militari straniere in territorio ucraino. Tale violazione richiede l'avvio della procedura di dimissionamento nei confronti del Capo dello Stato".

A gettare l'allarme per quanto oggi deciso tra Kyiv ed il Cremlino non sono solo politici. Anche il capo del consorzio energetico "Nuova Energia dell'Ucraina", Valerij Borovnyk, ha condannato sia la decisione di prolungare la presenza della Flotta russa nel Mar Nero, sia, sopratutto, l'accordo sul gas, bollato come altamente rischioso e dannoso per l'Ucraina.

"Giudico tutto quanto un'enorme sconfitta della nuova squadra di governo. De facto, anziché battersi per ottenere una sensibile diminuzione delle tariffe, si è arresa alle condizioni di Mosca. Così pagheremo un altissimo prezzo politico senza alcun ritorno economico".

Gli unici ad esprimere soddisfazione sono i membri del Partija Rehioniv, che per voce del deputato Oleksij Plotnikov invitano a prendere in esame i vantaggi ottenuti dagli accordi nel solo campo energetico, prescindendo dalla trattativa sulla flotta russa. "Le consultazioni sulla Flotta del Mar Nero sono un capitolo separato dei colloqui di Khar'kiv. Biosogna sottolineare come con le nuove tariffe il presidente Janukovych abbia ottenuto un successo, in quanto permetterà alle casse dello Stato di risparmiare un terzo di quanto pagato precedentemente per il gas".

Dinnanzi a tali dichiarazioni, alle giustificazioni di Janukovych e alla soddisfazione di Medvedev, non resta che una domanda, tanto spontanea quanto amara: l'indipendenza politica, energetica e militare di Kyiv costa solo un terzo del bilancio?

Matteo Cazzulani

martedì 20 aprile 2010

LEOPOLI PROTESTA, JANUKOVYCH SI NASCONDE


Un'ondata di proteste antigovernative costringe il Presidente a cancellare la visita nel capoluogo galiziano per insediare il nuovo presidente della regione di Leopoli, Vasyl' Horbal', nominato a distanza da Kyiv.

Slogan, striscioni e megafoni spingono Janukovych a nominare il nuovo governatore della Leopolitania dal calduccio della sua residenza presidenziale di Kyiv. Già nella serata di Domenica i primi segnali della sorprendente decisione: nessun decreto presidenziale, né di nomina del nuovo governatore, né di dimissionamento del precedente, Mykola Kmitja, come previsto da prassi. L'indomani, una nota dell'amministrazione presidenziale comunica la decisione di Janukovych di posticipare la visita a Leopoli. Seguono voci circa l'imminente l'arrivo del vice premier, Volodymyr Semynozhenko - uno dei politici più osteggiati in città - almeno per la sola investitura ufficiale del governatore, subito smentite dall'interessato.

Un vero e proprio giallo, che testimonia le difficoltà da parte della nuova verticale del potere ucraina di rapportarsi con le regioni occidentali del Paese. Difatti, sono in molti tra i politologi e gli analisti a sostenere che la causa scatenante la rinuncia di Janukovych di recarsi nella capitale galiziana per adempiere ad un obbligo istituzionale - in Ucraina la nomina dei governatori delle oblast'(regioni) spetta al presidente - sia stata l'ondata di proteste "Stop al vicario di Mosca" organizzate da partiti politici, associazioni partriottiche e organizzazioni studentesche dei principali Atenei leopoliensi.

Scopo dei dimostranti, le dimissioni del ministro dell'istruzione, filorusso ed ucrainofobo, Dmytro Tabachnyk, del già citato vice premier Semynozhenko e di altre personalità di rilievo del governo Azarov apertamente favorevoli all'adozione di misure miranti alla cancellazione di ogni forma di ucrainicità, tra cui la liquidazione dell'Istuituto della memoria Nazionale e la soppressione della lingua ucraina come unica lingua di Stato.

Proteste studentesche a parte, a spingere Janukovych alla clamorosa rinuncia sarebbe stata anche la scarsa popolarità goduta da colui che il presidente ha prescelto per tale carica: Vasyl' Horbal', già deputato nazionale, leopoliense di nascita ma cresciuto professionalmente e politicamente nella capitale, dove ha guidato l'amministrazione cittadina del Partija Rehioniv (il partito del presidente, che alle ultime elezioni ha ottenuto il 15,9% a Kyiv città e il 5,7% in Leopolitania), e presieduto la banca Ukrhazbank, fallita sotto la sua gestione.

A sottolineare la non-provenienza geografica e l'inettitudine di Horbal' è il consigliere regionale leopoliense di Nasha Ukrajina Oles' Starovojt, il quale ha sottolineato come sia inconcepibile amministrare la oblast' senza nemmeno aver abitato nella città delle cinque culture (Leopoli è un centro mitteleuropeo in cui coesistono la cultura ucraina, polacca, armena, ebraica ed asburgica), né conoscere il territorio e la storia locale.

"Horbal' è una scelta infelice per i leopoliensi. Non per questioni politiche, ma perché non conosce affatto la situazione locale. Non basta essere nati a Leopoli, ma bisgna almeno avere studiato in città, conoscere le particolarità del territorio, e sapere cosa sia l'Holodomor [la carestia provocata da Stalin nel'33 per sterminare la popolazione ucraina, n.d.a.]. Vasyl' Horbal' non è né un politico forte, né un uomo d'affari. Sotto la sua gestione l'organizzazione cittadina di Kyiv del Partija Rehioniv non ha saputo essere incisiva, e l'Ukrazbank è andata in bancarotta".

Ad illustrare il collegamento che intercorre tra Tabachnyk e Horbal' è un portavoce delle organizzazioni studentesche, capaci di radunare 2000 persone nella piazza antistante all'Università Ivano-Franko per un flash-mob di protesta nei confronti di Janukovych e contro la deriva ucrainofoba del governo da lui instaurato.

"Tabachnyk e Semynozhenko - ha dichiarato il giovane all'agenzia Unian - sono personaggi odiosi di cui Janukovych e Azarov si servono per attirare le proteste di studenti ed intellettuali, distogliendo la nostra attenzione da altre personalità ucrainofobe nominate in posti di alta responsabilità, come, ad esempio, lo stesso Horbal' a capo della nostra oblast'"

Ciò nonostante, nella giornata di martedì 20 aprile, Janukovych ha nominato Horbal' governatore della Leopolitania. Comodamente, dalla sua residenza di Kyiv, con un decreto ufficiale pubblicato sul sito internet presidenziale. Un gesto non degno della carica da lui ricoperta, che se da un lato gli ha consentito di evitare l'ostile piazza di Leopoli e le pacifiche proteste di chi si batte con le armi della nonviolenza per l'Indipendenza dell'Ucraina e la varolizzazione della sua cultura, dall'altro lo indebolisce non solo dinnanzi al popolo che è stato chiamato a rappresentare, ma anche agli occhi di Bruxelles. Sempre che un'Europa assetata di gas russo ed incantata dalla favola di Obama inizi ad accorgersi e a riconoscere l'esistenza, l'importanza e le legittime aspirazioni euroatlantiche di Kyiv.

Matteo Cazzulani

domenica 18 aprile 2010

ŻEGNAJ, PANIE PREZYDENCIE!


"Addio Presidente". E così che Ti voglio salutare dalle modeste pagine del mio blog, da cui racconto quell'Europa Centro-Orientale tanto ignota agli occidentali alla cui storia hai contribuito, ahimé, anche con la Tua tragica scoparsa. Ti saluto, Panie Prezydencie, utilizzando la lingua di Dante e non il polacco perché in Polonia quanto Ti scrivo è a tutti scontato. In Italia e nella Vecchia Europa no.

Panie Prezydencie, ieri una moltitudine si è recata sul Rynek Główny di Cracovia per renderTi l'estremo saluto. Mezzo milione di persone secondo le principali fonti. Non solo polacchi. C'erano ceceni, georgiani, ucraini, altri europei. Tuoi colleghi e uomini politici riusciti ad avere la meglio della nube vulcanica islandese, tra cui Janukovych, la Tymoshenko e Jushchenko da Kyiv, i protagonisti delle mie cronache.

Panie Prezydencie, la Tua scomparsa ha scosso costoro e sopratutto la Polonia, così come ha scosso anche me, che non possiedo la cittadidanza polacca ma che polacco oramai mi sento da qualche mese a questa parte. Ho percepito, e sono stato anche io influenzato da quel fatalismo storico che inevitabilemtne ci condiziona in ogni analisi della storia e dell'attualità. Quel tragico incidente in quel luogo a noi ostile ove già i sovietici settanta anni or sono ci hanno decapitato l'élite statale, oggi ancora tomba di una strage dalle identiche conseguenze.

Quanto è cinica la storia. E riuscita persino a farTi compiere un semi-miracolo politico, portando il presidente russo Medvedev che tanto temevi e contrastavi al Kościół Mariacki. E non per trattare il prezzo del gas.

Panie Prezydencie, la Tua scomparsa è stata per me la scomparsa del Presidente della Rzeczpospolita Polska, del mio Capo di Stato. Vedi di quanta polonità sono oramai inevitabilmente intriso, dopo un seppur breve soggiorno cracoviense a cui ho dovuto porre fine per stare accanto alla mia famiglia (scelta che avresti sicuramente apprezzato)?

Lo ha notato persino il Relatore della mia tesi, un Professore polacco di cattedra qui a Milano. Una di quelle persone di cultura che tanto avversavi pubblicamente, ma che nell'intimo, ne sono convinto, rispettavi e di cui andavi orgoglioso: ce ne fossero - e qualcun altro ce n'è - di polacchi come lui che nel mondo rappresentano e divulgano la cultura polacca con tanta passione, capacità, delicatezza ed equilibrio!

Equilibrio, appunto. Una dote che politicamente Ti è sempre mancata, Panie Prezydencie. Persino quando hai preso la saggia decisione di firmare, seppur tardivamente, il Trattato Europeo: lo hai fatto con estrema solennità in diretta tv, neanche fosse la firma della dichiarazione di indipendenza. Invece avrebbe dovuto essere un gesto politico naturale per uno Stato al cuore dell'Europa come la Polonia. Ricordi? Ti si è pure rotta la penna.

Panie Prezydencie, politicamente siamo lontani anni luce. Io liberale, tu conservatore alla nausea. Hai cavalcato quegli aspetti della polonità che disprezzo e che condanno nei miei articoli e nei miei libri: intollerante, bigotta, testarda, a volte razzista, antieuropea, sarmatica. Siamo stati avversari politici, dal momento in cui mi riconosco appieno e sostengo la Platforma Obywatelska di Tusk, partito liberale e cristiano-democratico. Mi sono battuto a lungo per spiegare qui in Italia a un popolo che complessivamente preferisce il Grande Fratello alla politica internazionale che la Polonia è altro rispetto a quanto da Te rappresentato, sopratutto nel periodo in cui il premierato era nelle mani di tuo fretello-gemello Jarosław.

Tuttavia, ci sono stati episodi che ci hanno visto dalla medesima parte della barricata. Conservo ancora la copertina del Newsweek Polska successiva all'aggressione russa alla Georgia con una tua foto a bordo di un aereo militare e la dichiarazione "z Rosją trzeba ostro" (con la Russia ci vuole fermezza). La pronunciasti dinnanzi all'incosnsistenza di Sarkozy e alla mollezza delle cancellerie occidentali, timorose di difendendere la Nuova Europa e di condannare Mosca. Qui a occidente c'è sete di gas, troppa.

Inoltre, la questione dello scudo antimissile, legata se vuoi alla crisi georgiana. E' ancora dura spiegare agli italiani il perché la Polonia ha firmato quel trattato con Washington: il timore della Russia, un vicinato storicamente poco pacifico, fin dai tempi degli zar. Per non parlare dell'epoca della PRL, in cui la nostra Polonia ha sofferto il comunismo. Ecco, Panie Prezydencie, un altro punto in comune.

Di più non credo ce ne siano. Ma quando ho saputo della tragedia, Tu eri il presidente. Punto e basta. E come me l'hanno pensata tutti coloro che ieri erano in piazza a Cracovia e nelle altre città dinnanzi ai maxischermi per darti l'addio. Non importa se poi si scatenano discussioni concitate sul luogo della Tua sepoltura. Sei un personaggio pubblico e controverso, che rappresenta un popolo che ama la dialettica al punto da dividersi su quasi ogni cosa. Eredità szlachecka (nobiliare), Panie Prezydencie.

Concludo qui questo mio saluto. Avrei voluto scriverlo ieri a funerale concluso, ma a volte è meglio lasciare che trascorra qualche tempo.
Addio, Panie Prezydencie! Malgrado tutto, mio presidente.

Matteo Cazzulani

sabato 17 aprile 2010

UCRAINA E RUSSIA VERSO UN NUOVO ACCORDO SUL GAS. E SUL NUCLEARE.


Mosca è disposta ad uno sconto sul prezzo del gas in cambio della partecipazione alla gestione del nucleare ucraino. L'opposizione denuncia la sempre più crescente dipendenza energetica di Kyiv dal vicino e propone lo sviluppo di fonti alternative.

"Le proposte del presidente Janukovych sulla diminuzione del prezzo del gas sono state accolte. Il primo ministro Vladimir Putin ha dato ordine di stilare a riguardo un decreto da approvare con urgenza alla Duma [il parlamento russo, n.d.a.]". E' con questo scarno comunicato che venerdì 16 aprile Mosca ha annunciato l'intesa con l'Ucraina per il rinnovo del contratto sulle forniture di gas.

Decisivo è stato l'incontro tra il capo del monopolista russo Gazprom, Aleksej Miller, ed il ministro per l'energia ucraino, Jurij Bojko, avvenuto a Mosca nella medesima giornata. Due le questioni dirimenti che le parti hanno affrontato: la revisione del prezzo del gas imposto all'Ucraina e le tariffe di transito applicate da Kyiv a Mosca come pedaggio sull'oro blu destinato agli acquirenti europei.

Il raggiunto accordo è stato subito confermato dal presidente russo, Dmitrij Medvedev, che dal Brasile (dove era impegnato nel vertice dei Paesi emergenti BRIC - Brasile, Russia, India e Cina) si è detto pronto a chiudere l'accordo già nella settimana prossima ventura, sottolineando come esso sia necessario sopratutto per il miglioramento dei rapporti con Kyiv, in preda ad una difficile situazione economica.

"Non è un mistero. Abbiamo discusso a lungo le richieste dell'Ucraina. Siamo pronti ad accorglierle. Anche perché i nostri partner ucraini ritengono che la revisione delle tariffe è necessaria per superare una pesante situazione economica. Ci incontreremo nei prossimi giorni" ha dichiarato l'inquilino del Cremlino.

Tuttavia, come già avvenuto in passato in svariate occasioni, nessun dettaglio concreto è stato comunicato in via ufficiale, lasciando sulla questione una nube di sospetti ben più densa di quella islandese di origine vulcanica che nello stesso periodo ha paralizzato la circolazione aerea in Europa. Anche perché, stando a fonti autorevoli e a sempre maggiori indiscrezioni, sembra sempre più probabile che la contropartita allo sconto sull'oro blu sarà per Kyiv davvero onerosa.

In primis, si parla della cessione di parte - se non dell'intero - partrimonio infrastrutturale energetico a Mosca per mezzo dell'acquisto diretto da parte di Gazprom di ampi tratti di gasdotti ucraini. Del resto, lo stesso presidente Janukovych ed il premier Azarov si sono detti propensi alla creazione di un consorzio impegnato nella compravendita del gas russo e nella ristrutturazione del sistema energetico del Paese compartecipato da Kyiv, Mosca e Bruxelles: furba proposta concepita dal Cremlino per incrementare la dipendenza del vicino.

Già nella scorsa settimana, colloqui tra il primo ministro Mykola Azarov e quello russo Putin hanno avuto come oggetto proprio la partecipazione della Federazione Russa in commissioni riguardanti i gasdotti ucraini. "Negli accordi di collaborazione per la modernizzazione del sistema infrastrutturale energetico proponiamo l'incremento della sua funzionalità, implementandone la velocità di pompaggio del gas" ha dichiarato il premier ucraino.

Al contrario, il precedente governo Tymoshenko aveva preferito aprire alla partecipazione dell'Unione Europea, ottenendo da Bruxelles negli scorsi mesi un prestito di un miliardo di euro accompagnato da una dichiarazione di impegno nella modernizzazione del sistema di trasporto del gas in Ucraina. Oltre a quello non disinteressato di Mosca, anche la Slovacchia ha dichiarato il proprio interesse a partecipare alla modernizzazione delle infrastrutture energetiche.

Ulteriori indizi, inquietanti per le sorti dell'Ucraina, sono emersi dalle dichiarazioni che il vice primo ministro russo, Igor Sechin, ha rilasciato nella giornata di sabato 17 aprile a margine di una conferenza a Murmans'k, con le quali ha illustrato come Kyiv avrebbe proposto al Cremlino di prendere parte al sistema di sviluppo dell'energia idroelettrica e, sopratutto, di quella atomica.

"L'economia ucraina sta vivendo un periodo davvero difficile. Una delle varianti che abbiamo discusso è la possibilità di abbassare i pressi del gas. In cambio ci è stata proposta, e accordata, la partecipazione diretta di industrie russe alla gestione dei settori idroelettrico e nucleare in Ucraina. Si tratta soltanto di interessi economici" ha spiegato Sechin.

Se così fosse, il presidente Viktor Janukovych starebbe letteralmente conducendo il suo Paese verso la più profonda dipendenza dal vicino russo, non solo per quanto riguarda il gas e l'energia, ma anche in settori dell'economia particolarmente delicati come il nucleare. In occasione del vertice mondiale di Washington della scorsa settimana, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato che Kyiv rinuncerà all'uranio arricchito, provvedendo alla sua immediata eliminazione.

Tale mossa politica - seppur agli occhi del lettore italiano apparentemente di buon senso - potrebbe avere serie ripercussioni sulla già fragile economia ucraina, che non avendo avuto modo, tempo e denaro per risollevarsi dalla dittatura sovietica e dalla disastrosa amministrazione Kuchma (tra il 1994 e la rivoluzione arancione del 2004) è ancor oggi in toto dipendente da gas - russo - carbone e, appunto, dal nucleare: settore che attira gli interessi di molti, Mosca in primis. Difatti, stando a svariati testimoni, a convincere Janukovych sarebbe stato proprio lo stesso Medvedev, spalleggiato dal presidente USA Barack Obama in nome di quel clima di concordia generale e di (ipocrita) armonia mondiale tanto voluto dal modesto "premio Nobel per la pace".

A denunciare la svendita del patrimonio energetico, da cui trarrebbero profitto non solo il Cremlino, ma anche gli oligarchi delle regioni orientali del Paese, sponsor politici del partito del presidente - il Partija Rehioniv - e a chiedere ad alta voce di chiarire i dettagli dell'accordo con Mosca è stata a più riprese l'opposizione democratica per voce della sua carismatica leader, Julija Tymoshenko, sempre attenta a difendere gli interessi, l'unità e l'Indipendenza dell'Ucraina.

"La rinuncia all'uranio arricchito può non solo vietare all'Ucraina lo sviluppo tecnologico, ma riportarla ad una condizione di dipendenza atomica [già vissuta in epoca sovietica, quando Kyiv, inserita nell'URSS, dipendeva in tutto e per tutto da Mosca e non poteva approntare un proprio piano di sviluppo energetico, n.d.a.]. Può essere l'ennesimo ambito della nostra economia in cui perderemo la nostra indipendenza" ha dichiarato la Lady di Ferro ucraina in una apposita conferenza stampa, convocata a margine della riunione del suo governo-ombra.

Non solo critiche. L'opposizione democratica ha anche proposto al governo lo sviluppo, la ricerca e l'implementazione di fonti alternative di approvigionamento energetico, così da permettere una minore dipendenza dal gas russo, da cui Kyiv è legata per l'89%. Un progetto ambizioso, ma fattibile, da inserire a tutti i costi nel bilancio statale che l'esecutivo non è stato ancora in grado di approvare malgrado la consistente maggioranza parlamentare.

Lecito ricordare che l'Ucraina ad oggi paga a Mosca 360 dollari per mille metri cubi di gas importato: un tariffario pari a quello imposto alla Germania, concordato con Gazprom lo scorso autunno dall'allora governo Tymoshenko, che in cambio è riuscito ad ottenere l'eliminazione dell'odiosa clausola "prendi o paga" - in base alla quale Kyiv era obbligata ad acquistare a prezzi onerosi un tetto massimo di oro blu da Mosca indipendentemente dal suo utilizzo o meno - e a garantire agli ucraini un inverno finalmente al caldo dopo anni di precari equilibri energetici con il sempre più invadente vicino russo.

Matteo Cazzulani

giovedì 15 aprile 2010

UCRAINA: SI DELLA RADA AL PIANO DI SVILUPPO. JANUKOVYCH RINUNCIA ALL'URANIO


Nella giornata di giovedì 15 aprile 2010 il Parlamento ucraino ha approvato il piano di sviluppo economico-sociale concepito dal premier Azarov su neanche troppo velata dettatura del presidente Janukovych. Previsti ingenti aiuti ai grandi industriali e scarni sussidi sociali. La Tymoshenko: "il governo non mantiene le promesse elettorali".

Dopo una lunga discussione ed una settimana caratterizzata dalla lotta per la presidenza delle commissioni, ancora da risolvere, la Rada ha approvato in prima lettura il piano di sviluppo economico e sociale proposto ed elaborato dal premier Mykola Azarov. Favorevoli 242 deputati: tutti i 171 del Partija Rehioniv (il partito di maggioranza relativa, cui pertengono premier e presidente); i 21 comunisti, i 19 del Blocco Lytvyn, i 4 indipendenti appartenenti alla maggioranza (la coalizione di governo è formata dalle entità politiche appena enumerate), a cui se ne sono aggiunti 13 dal blocco "Nasha Ukrajina" dell'ex-presidente Jushchenko - spesso dato nelle ultime settimane in trattativa con i regionali per entrare nel governo - e 10 del Blocco Tymoshenko.

Il piano di sviluppo, annunciato in aula dallo stesso Mykola Azarov il giorno precedente, prevede un articolato pacchetto di misure anticrisi, tra cui il risanamento delle finanze statali e del sistema delle banche, conferme sui crediti da erogare a determinati settori della grande industria, l'approvazione di riforme istituzionali, l'attivazione degli investimenti per la modernizzazione dell'economia, nuovi accordi con i grandi imprenditori, l'innalzamento del benessere dei cittadini. In particolare, in Ucraina ci si aspetta l'aumento del PIL del 3,7%, della produzione industriale del 5,3%, di quella agricola del 2,4%, un'inflazione contenuta, la crescita degli investimenti stranieri del 14,4% (pari a 5 miliardi di dollari, l'aumento dell'occupazione del 2,9% - sopratutto nel settore agricolo. Previsto anche un saldo negativo delle esportazioni, che dovrebbero decrementare di circa un punto percentuale. "Tutta colpa della crisi mondiale e della paralisi dei commerci" ha cercato di giustificare Azarov.

Soddisfazione per l'approvazione del piano di azione è stata espressa da Andrij Kljujev, primo vice premier responsabile del buon esito dell'iter parlamentare del progetto.

"Lavoriamo da circa trenta giorni. Tra un mese vedremo in quale situazione ci troveremo, dopo aver sviluppato il programma e approntato il piano del bilancio [non ancora approvato malgrado la consistente maggioranza alla Rada, n.d.a.]. Se lavoreremo come pianificato riusciremo a raggiungere gli obiettivi in sei mesi. Ma il tempo non aspetta e il Paese è in preda all'insicurezza".

Kljujev ha cercato anche di rispondere alle obiezioni dell'opposizione, che ha attaccato il Partija Rehioniv per non aver inserito nel programma di sviluppo quelle misure in favore delle famiglie economicamente più disagiate tanto sbandierati durante la campagna elettorale presidenziale da Viktor Janukovych, sacrificandole in favore di aiuti alla grande imprenditoria.

"Inseriremo tutto nel piano per il bilancio. Ci saranno le garanzie per le fasce della popolazione richieste, aumenti di sussidi, paghe minime e pensioni. Intendiamo innalzare tutti gli standard sociali concordemente con la legislazione in vigore. Ma prepareremo anche progetti di legge per abbassare le tasse ai nostri imprenditori. Solo così si rafforza il mercato interno e si aumenta l'occupazione".

Spiegazioni che non sono servite a placare le proteste dell'opposizione democratica, giustamente insospettita dai provvedimenti favorevoli alle oligarchie economiche - sponsor tradizionali del Partija Rehioniv - e scettica sulla realizzazione di un programma così articolato e complesso ancora senza un bilancio statale. Una protesta manifestata anche in aula con cartelli e striscioni di disapprovazione nei confronti di Janukovych e del governo da lui insediato a sua immagine e somiglianza.

Poche ore dopo il voto, la leader Julija Tymoshenko ha radunato il suo shadow-cabinet per circa un'ora, a conclusione della quale ha convocato una conferenza stampa nella quale ha accusato pubblicamente il governo di non mantenere le promesse fatte ai semplici elettori ucraini, ma solo quelle ai grandi magnati dell'economia.

"Le loro promesse, programmi e concezioni di innalzamento degli standard sociali sono stati traditi dal momento in cui il Partija Rehioniv su espresso ordine di Janukovych non ha approvato alcun progetto di legge che realmente introducesse garanzie e aiuti sociali. Tutte quelle persone che hanno dato il proprio voto a Janukovych presto si accorgeranno che la sua campagna è stata condotta sulla base di menzogne".

La Lady di Ferro ucraina ha criticato Janukovych - vero e proprio motore del governo, in cui il primo ministro Azarov non è che la semplice longa manus presidenziale - anche sulla politica energETIca, con particolare riferimento alla decisione di promettere ad Obama e Medvedev l'eliminazione delle riserve di uranio arricchito per lo sviluppo tecnologico del Paese.

"La rinuncia all'uranio arricchito può non solo vietare all'Ucraina lo sviluppo tecnologico, ma riportarla ad una condizione di dipendenza atomica [già vissuta in epoca sovietica, quando Kyiv, inserita nell'URSS, dipendeva in tutto e per tutto da Mosca e non poteva approntare un proprio piano di sviluppo energetico, n.d.a.]. Può essere l'ennesimo ambito della nostra economia in cui perderemo la nostra indipendenza".

Questa decisione è stata presa da Janukovych in occasione del vertice mondiale sul disarmo nucleare, tenutosi a Washington negli scorsi giorni. Tale mossa politica - seppur agli occhi del lettore italiano apparentemente di buon senso - potrebbe avere serie ripercussioni sulla già fragile economia ucraina, che non avendo avuto modo, tempo e denaro per risollevarsi dalla dittatura sovietica e dalla disastrosa amministrazione Kuchma è ancor oggi in toto dipendente dal carbone e, appunto, dal nucleare.

Stando a svariati testimoni, a convincere Janukovych sarebbero stati gli stessi presidenti russo Medvedev e USA Obama in nome di quel clima di concordia generale, di (ipocrita) armonia mondiale e di disarmo nucleare tanto voluto dal "premio Nobel per la pace": leader della maggiore democrazia del pianeta che a causa della sua politica estera di corto respiro e troppo rinunciataria sul tema dei diritti umani e civili nel Mondo sta abbandonando tra le fauci del rinato imperialismo russo un'Europa centro-orientale che a voce alta richiede benessere, giustizia, democrazia e, appunto, integrazione con l'Occidente.

Matteo Cazzulani

mercoledì 14 aprile 2010

UCRAINA: IL BILANCIO LO DECIDONO MOSCA E WASHINGTON


Il governo Azarov non può approvare il bilancio senza il prestito del FMI e le nuove tariffe per il gas fissate dal Cremlino. L'opposizione denuncia il fallimento dell'esecutivo e la messa a repentaglio dell'indipendenza di Kyiv. In aula guerra sulle commissioni.

Il primo di maggio. E' questa la nuova data fissata per la presentazione del bilancio che il governo Azarov finora è stato incapace di approvare. Il progetto del budget statale andrà poi discusso, esaminato, emendato e votato in definitiva: un complesso iter parlamentare che lascerà inevitabilmente l'Ucraina ancora a lungo senza una precisa strategia economica, né una politica finanziaria seria ed ordinata.

Una situazione che ricorda molto da vicino l'epoca del presidentissimo Kuchma: tutor delle oligarchie dell'est del paese che si asteneva dal fare chiarezza sulla sfera economica dello Stato per permettere ai suoi protetti di aprofittare della svendita selvaggia dei colossi demaniali per accumulare ingenti ricchezze e depositarle in conti esteri. Tuttavia, sopratutto grazie alla determinazione dell'opposizione democratica di Julija Tymoshenko, a Kyiv non si è ritornati a tale triste situazione. Ma la mancata approvazione del bilancio a due mesi circa dall'insediamento del governo voluto dal neoeletto presidente Janukovych (già delfino del già citato Kuchma) crea un vacuum a dir poco preoccupante.

In sostanza, il governo Azarov si è presentato agli ucraini con la specifica promessa di preparare "non più tardi della metà di aprile [ergo di questa settimana, n.d.a.]" il progetto del budget statale. Così ha ordinato anche Janukovych in diretta tv allo stesso primo ministro. Mancata tale scadenza, ora la coalizione di governo spiega che non è colpa dell'esecutivo dal momento in cui tutto dipende dal prolungarsi delle trattative con la Russia per la revisione del prezzo del gas e con il Fondo Monetario Internazionale per l'ottenimento dell'ennesimo prestito necessario come l'aria per saldare l'onerosa rata dovuta a Gazprom (il colosso energetico russo).

La versione ufficiale del governo - un goffo tentativo di giustificazione - è fornita da Volodymyr Makejenko del Partija Rehioniv (il partito del presidente e del premier), presidente della commissione bilancio.

"Un incontro costruttivo tra il nostro premier e quello della Federazione Russa non è riuscito a causa della scomparsa del presidente polacco. In contemporanea, il nostro presidente a Washington ha iniziato trattative con gli esponenti del FMI per la concessione di un prestito di 3,8 miliardi di dollari. Ecco le due variabili che influiscono sul bilancio e che ancora non ne permettono l'approvazione: il prezzo del gas e il prestito del Fondo Internazionale. Ma il bilancio è già pronto, è già stato persino stampato. Si trova nel mio ufficio, sulla mia scrivania. Ma prima di portarlo e presentarlo in aula alla Rada per l'approvazione definitiva vogliamo perfezionare i rapporti con Mosca e Washington".

Ad allarmare chi la politica la fa con l'Ucraina nel cuore - il Blocco Tymoshenko - sono le successive dichiarazioni di Makejenko, dalle cui parole è deducibile l'intenzione da parte del governo di barattare la permanenza della flotta russa nel Mar Nero e la svendita del partimonio infrastrutturale energetico a Mosca in cambio di uno sconto sul gas, che oggi Kyiv paga 360 dollari per mille metri cubi: un tarriffario pari a quello imposto alla Germania.

"C'è il prezzo imposto alla Russia sull'affitto della base militare di Sebastopoli, le tariffe di transito sul gas russo che attraversa il nostro territorio e la questione dell'energia nucleare. Siamo certi: troveremo argomenti per concordare con Mosca prezzi ragionevoli".

Pronta la risposta di Oleksandr Turchynov, braccio destro di Julija Tymoshenko, che dagli schermi del "5. Kanal" ha illustrato le reali pericolosità che potrebbero derivare da una trattativa al ribasso con Mosca, in primis la perdita dell'indipendenza politico-energetica del Paese.

"L'Ucraina può acquistare gas a prezzi di mercato e cercare di amortizzare la spesa tagliando altri sprechi, oppure ottenere uno sconto sulle tariffe dalla Russia e svendere i propri gasdotti al Cremlino, perdendo la propria indipendenza economica e politica. Durante le trattative con Mosca della scorsa legislatura [Turchynov ha ricoperto il ruolo di vice premier, n.d.a.] mi sono reso conto di quanto gli emissari di Gazprom siano persone pragmatiche e di quanto si credano mecenati del nostro Paese. Ma essi non lo sono. In cambio di un prezzo inferiore sul gas costoro avanzano concrete pretese sulla flotta del Mar Nero e sulla tutela di sempre maggiori interessi russi in Ucraina".

In ogni caso, nessun esponente del governo riesce a garantire quando il tanto sospirato budget de facto sarà approvato. Solo qualche ipotesi: "Penso che lo potremo approvare attorno al primo maggio" ha dichiarato Oleksij Plotnikov del Partija Rehioniv.

L'opposizione democratica del Blocco Tymoshenko promette battaglia a tutto campo contro un governo che non si è dimostrato all'altezza di amministrare il Paese, inceppandosi alla prima vera prova e rivelandosi incapace di dare all'Ucraina una linea di politica economica fondamentale per superare definitivamente un periodo di crisi che a Kyiv dura oramai da troppo tempo.

"Il governo attuale ha promesso la presentazione del budget e del suo piano di politica economica alla Rada entro l'11 aprile. Non abbiamo visto niente di tutto questo. Ma una cosa è chiara a tutti: il bilancio dell'Ucraina non può dipendere esclusivamente dal fattore energetico e da decisioni prese da altri a Mosca e Washington" ha dichiarato in Parlamento Ivan Kyrylenko, capogruppo del Blocco Tymoshenko.

L'atteggiamento che la principale forza politica di opposizione assumerà è spiegato da Andrij Senchenko. "Il Partija Rehioniv dovrà approvare il bilancio con i suoi soli voti e con quelli dei suoi alleati di governo [comunisti e centristi del Blocco Lytvyn, n.d.a.]. Noi non disturberemo i lavori, ma effettueremo una meticolosa operazione di controllo".

Senchenko ha sollevato anche la questione della presidenza delle commissioni. Insediatosi da poco, il governo Azarov non ha perso tempo nel rinnovare la composizione delle varie commissioni parlamentari, nominandone a capo esponenti del solo Partija Rehioniv e degli altri partiti della maggioranza. Tale atteggiamento infrange una prassi della Rada - e di buon senso per la tutela della democrazia - in base alla quale la presidenza di alcune commissioni è sempre concessa all'opposizione, in primis quella sulla libertà di espressione e, per l'appunto, sul bilancio.

La protesta contro questo atteggiamento antidemocratico della maggioranza ha portato i parlamentari del BJuT ad occupare l'aula parlamentare in occasione delle ultime due sedute plenarie, rendendo impossibili i lavori alla Rada. Un'azione che l'opposizione minaccia di intraprendere nuovamente qualora la presidenza delle due commissioni in questione non venisse affidata ad esponenti del Blocco Tymoshenko.

"L'opposizione ha il diritto di controllare l'approvazione del bilancio e l'inserimento in esso dei finanziamenti agli strati più disagiati della società. Chiediamo allo Speaker della Rada [presidente del Parlamento, n.d.a.] Volodymyr Lytvyn di dimissionare Makejenko" ha dichiarato sempre Andrij Senchenko.

"Non ci è rimasto che un metodo: il blocco totale. Altri meccanismi per l'opposizione non sono possibili. Puro radicalismo" ha dichiarato Serhij Mishchenko, altro esponente del BJuT, dimostrando che forza politica di Julija Tymoshenko è l'unica realmente determinata ed attiva nel difendere la democrazia nel Paese e nel tutelare gli interessi di tutti gli ucraini, non solo degli oligarchi russofoni della parte orientale del Paese, protetti dal governo Azarov e dal presidente Janukovych.

Matteo Cazzulani

lunedì 12 aprile 2010

INCOMPRENSIONE LINGUISTICA: ECCO COME A MOSCA SPIEGANO LA TRAGEDIA DI SMOLENSK


La torre di controllo di Smolensk ed i piloti dell'aereo presidenziale polacco non si sarebbero capiti in quanto la conversazione sarebbe avvenuta parte in russo e parte in inglese. Varsavia nega. La Polonia piange il suo presidente. Lutto Nazionale anche in Georgia ed Ucraina.

Il contatto tra i piloti del Tu-154 e i controllori di volo dell'aeroporto "Severnyj" di Smolensk sarebbe stato reso impossibile dalla barriera linguistica. Così ha dichiarato al quotidiano russo "Komsomol'skaja Pravda" Anatolij Muravjov, colonnello in pensione presente all'aeroporto della tragedia in quanto membro del comitato di accoglienza alla spedizione presidenziale polacca che avrebbe dovuto rendere omaggio alle vittime dell'eccidio di Katyn, sterminate barbaramente su ordine di Stalin 70 anni or sono.

"Inizialmente l'apparecchio ha tentato l'atterraggio malgrado la fitta nebbia, ma non ci è riuscito. I controllori di volo hanno invitato il velivolo ad atterrare in un altro aeroporto, ma l'equipaggio non ha sentito. I responsabili dell'aeroporto hanno ripetuto che la visibilità era troppo scarsa per poter atterrare, ma dall'aereo presidenziale non è pervenuta risposta alcuna. Ancora una volta. Così sono passati alla lingua inglese" spiega Muravjov.

Tale testimonianza è stata confermata da un membro della torre di controllo, che ha dichiarato come "la comprensione con l'aereo presidenziale è avvenuta per cinquanta e cinquanta". Il controllore di volo incaricato di guidare l'atterraggio del Tupolev presidenziale avrebbe iniziato a parlare in russo, ma in seguito all'assenza di risposta sarebbe stato aiutato da altri colleghi con frasi in lingua inglese. Difficile affermare se il pilota li abbia capiti o meno. "La barriera linguistica è stata comunque un grave intoppo che ha reso difficile la comprensione" ha aggiunto la fonte della torre di controllo, rimasta anonima.

Pronta è arrivata la smentita di Varsavia per bocca dell'addetto stampa del Ministero della Difesa polacco Wiesław Grzegorzewski, il quale ha sottolineato come da prassi accanto ai piloti fosse prevista la presenza di una persona russofona. "E' dal 2009 che ex lege accanto ai piloti nell'equipaggio è prevista la presenza di un navogatore russofono. Inoltre, anche lo stesso pilota dell'aereo presidenziale padroneggiava molto bene la lingua russa".

Grzegorzewski riflette anche sul fatto che nei giorni scorsi nessuno ha mai parlato di incomprensioni linguistiche tra la torre di controllo di Smolensk e l'aereo presidenziale, indicandole come causa della tragedia che ha portato all'azzeramento dell'élite statale polacca. "Fino a ieri la parte russa non ha mai parlato di incomprensione linguistica" ha dichiarato alla stampa.

Altre indiscrezioni, sempre da fonti russe, hanno fatto trapelare la notizia secondo la quale sarebbe stato lo stesso Kaczyński ad ordinare l'atterraggio a Smolensk malgrado le pessime condizioni metereologiche. Voce categoricamente smentita dal capo delle indagini di Varsavia Andrzej Szeremet, che in un'apposita conferenza stampa ha spiegato come l'infondatezza di tale teoria sia stata confermata dagli stessi responsabili dell'aeroporto "Severnyj". "La Procura [polacca, n.d.a.] ha interrogato già sia il direttore dell'aeroporto che uno degli addetti radar. Queste persone hanno confermato che non c'è stato alcun ordine di atterrare" ha spiegato.

Intanto la Polonia piange il suo presidente e vive il cordoglio provocatole dall'ennesima tragedia della sua già tormentata storia. Dinnanzi al palazzo presidenziale migliaia di polacchi si continuano a radunare per rendere omaggio al feretro del presidente Lech Kaczyński, reimpatriato a Varsavia nella giornata di Domenica 11 aprile dopo essere stato riconosciuto a Mosca dal fratello Jarosław. Nella giornata di lunedì 12 aprile e stato riconosciuto anche il corpo della moglie, Maria Kaczyńska.

Le autorità di Stato rimaste in vita - in primis il premier Tusk, il Maresciallo del Sejm Bronisław Komorowski ed il ministro della difesa Radosław Sikorski - si sono strette attorno alla famiglia presidenziale e a quelle delle altre 95 vittime della tragedia. Anche la Georgia e l'Ucraina hanno dimostrato vicinanza ed amicizia al popolo polacco osservando lunedì 12 aprile una giornata di lutto nazionale.

Lecito ricordare che il primo ministro russo Vladimir Putin è stato nominato a capo della commissione di inchiesta per appurare la dinamica dell'incidente che nella giornata di Sabato 10 aprile ha visto l'aereo presidenziale polacco precipitare a pochi metri dall'aeroporto di Smolensk. Putin ha promesso "un'indagine meticolosa e trasparente", e a Mosca è stato allestito il centro logistico delle operazioni, ove le scatole nere sono state visionate.

I piloti del velivolo presidenziale - i migliori della Polonia - avrebbero tentato per tre volte l'atterraggio all'aeroporto "Severnyj" di Smolensk (a poca distanza da Katyń) malgrado la scarsissima visibilità ed il consiglio loro dato dalla torre di controllo di approdare a Minsk, capitale della Bielorussia con cui la Polonia è da tre mesi in aperta guerra diplomatica. Al quarto tentativo l'aereo avrebbe urtato un albero di 80 metri di altezza a 400 metri dalla pista di atterraggio, la coda si sarebbe rotta e l'apparecchio avrebbe preso fuoco. I relitti sono stati trovati a 1 chilometro di distanza.

La Polonia ha aperto un propria commissione di inchiesta e ha indetto due settimane di lutto nazionale. Secondo quanto previsto dalla Costituzione, le funzioni presidenziali sono state assunte dal Maresciallo del Sejm (Presidente della Camera) Bronisław Komorowski, per ironia della sorte candidato del partito liberale Platforma Obywatelska alle presidenziali in programma il prossimo autunno. Esse saranno anticipate non più tardi di fine giugno.

Matteo Cazzulani

sabato 10 aprile 2010

POLONIA ANCORA DECAPITATA. 70 ANNI DOPO KATYŃ


Si rincorrono nella notte aggiornamenti sul numero delle vittime e sulle cause dell'incidente aereo che ha provocato la scomparsa dell'élite dello Stato polacco, in primis del presidente Lech Kaczyński. Il gemello Jarosław riconosce il corpo del fratello. Mosca garantisce un'inchiesta seria. Entro luglio le presidenziali anticipate. Wałęsa: "una seconda Katyń".

Tupolev Tu-154 numero 101, prodotto a Mosca durante l'epoca sovietica. E questo il nome dello sciagurato aereo su cui il presidente polacco e i principali vertici del Paese hanno perso la vita nella giornata di sabato 10 aprile alle 10:30 circa (ora russa, le 8:30 in Polonia e Italia), diretti a Katyń per commemorare l'eccidio perpretrato dai sovietici 70 anni or sono ai danni dell'intellighenzia di Varsavia. Sono morte tutte le 97 persone a bordo dell'apparecchio. Nessuno è sopravissuto.

La Polonia si stringe attorno al Pałac Prezydencki, nonostante Lech Kaczyński godesse del consenso solo del 20% dei polacchi. E' il presidente di tutti, malgrado la provenienza ideologica e l'appartenenza partitica. L'esempio lo ha dato in primis il premier Donald Tusk, liberale, avversario del presidente conservatore, che non ha trattenuto le lacrime sia alla notizia della tragedia sia presso il luogo dell'incidente, visitato assieme al premier della Federazione Russa Vladimir Putin, subito incaricato di presiedere la commissione di inchiesta sulla dinamica della tragedia.

Putin promette "un'indagine meticolosa e trasparente". A Mosca è stato allestito il centro logistico delle operazioni, ove le scatole nere appena recuperate sono state visionate, confermando - secondo fonti russe - che si è trattato di un incidente. I piloti del velivolo presidenziale - i migliori della Polonia - avrebbero tentato per tre volte l'atterraggio all'aeroporto "Severnyj" di Smolensk (a poca distanza da Katyń) malgrado la scarsissima visibilità ed il consiglio loro dato dalla torre di controllo di approdare a Minsk, capitale della Bielorussia con cui la Polonia è da tre mesi in aperta guerra diplomatica. Al quarto tentativo l'aereo avrebbe urtato un albero di 80 metri di altezza a 400 metri dalla pista di atterraggio, la coda si sarebbe rotta e l'apparecchio avrebbe preso fuoco. I relitti sono stati trovati a 1 chilometro di distanza.

In ogni caso, Varsavia ha aperto un propria commissione di inchiesta. Nel frattempo nella capitale davanti al palazzo presidenziale una folla si è radunata per porre fiori, bandiere, messaggi di cordoglio. Tutti attorno al controverso presidente. Per le ore 12 di Domenica 11 aprile è stato fissato un minuto di silenzio in segno di cordoglio; alle 14 è atteso il feretro di Kaczyński. Seguiranno due settimane di lutto nazionale. Secondo quanto previsto dalla Costituzione, le funzioni presidenziali sono state assunte dal Maresciallo del Sejm (Presidente della Camera) Bronisław Komorowski, per ironia della sorte candidato del partito liberale Platforma Obywatelska alle presidenziali in programma il prossimo autunno. Esse saranno anticipate non più tardi di fine giugno.

La Polonia è stata decapitata. I vertici dello Stato sono tutti morti. "Una seconda Katyń" come ha spiegato giustamente Lech Wałęsa, ex-presidente, premio Nobel per la Pace e protagonista della lotta nonviolenta contro il regime sovietico combattuta e vinta fino al 1989. Con il presidente Lech Kaczyński hanno perso la vita la moglie Maria Kaczyńska, il capo dello Stato Generale Franciszek Gongora, l'ex-presidente Ryszard Kaczorowski, il vescovo militare Tadeusz Płoski, il Capo della Banca Nazionale Sławomir Skszypek, i vice Marescialli del Sejm Jerzy Szmajdziński e Krzystof Putra, la vice presidente del Senato Krystyna Bochenek, il Capo della Cancelleria presidenziale Władyslaw Stasiak e molti alti impiegati statali ed esponenti politici di rilievo (tra cui Przemysław Gosiewski, dal sottoscritto recentemente intervistato in quel di Cracovia).

Stando ai racconti dei testimoni l'aereo avrebbe effettivamente tentato a più riprese l'atterraggio, finendo per schiantarsi al suolo. Le due scatole nere sono state recuperate e visionate, ed anche esse avrebbero confermato l'incidente. Il tutto è avvenuto a Mosca.

Nel Paese regna un'atmosfera intrisa di quel fatalismo storico che inevitabilmente domina i pensieri di un popolo che in quella landa maledetta ha perso già in passato la sua élite politica. Settanta anni fa a causa della feroce repressione staliniana, ancora a fatica riconosciuta da Mosca e dalla storiografia veterocomunista di casa nostra. Oggi a seguito di un incidente ancora tutto da chiarire.

Da tutto il mondo sono arrivati messaggi di cordoglio. Dall'Italia quello delle istituzioni e dell'Associazione AnnaViva, impegnata nella difesa dei Diritti Umani e della Democrazia nel Mondo ex-sovietico, il cui presidente - "polacco di adozione" - con un messaggio al Console della Repubblica di Polonia si è detto "costernato dinnanzi alla scomparsa del nostro presidente e convinto che Varsavia riuscirà a rialzarsi dall'ennesima tragedia della sua storia".

Matteo Cazzulani

Ancora sulla tragedia di smolensk

Scrivo dopo una giornata massacrante. Dal mio iPhone in quanto
impegnato in una cena di compleanno in cui non riesco a distrarmi. La
morte del presidente polacco e di tutto lo stato maggiore e per me una
ferita profonda. Mi fa male, perché la Polonia oramai la sento come
casa mia. Una sorta di doppia nazionalità per imtenderci.

Lech kaczynski non mi piaceva. Non lo avrei mai votato. Sono un
liberale, non un conservatore. Ma e il mio presidente, e la sua
scomparsa e un dramma.

Vertendo sulle notizie, ora in Polonia si apre una fase di transizione
politica. Non voluta, ma causata da un incidente su cui troppe nubi
permangono. Non quelle che caratterizzano il paesaggio di katyn e
dintorni. Ma i troppi punti oscuri sulla dinamica dell'incidente. 70
anni dal massacro dell'imtellighenzia polacca ad opera di Stalin, 3
dal riconoscimento delle responsabilità di Mosca da parte di Vladimir
Putin, primo ministro della federazione russa subito nominato a capo
della commissione di inchiesta incaricata di fare chiarezza
sull'accaduto.

Sia chiaro fin da subito: non credo al complotto. E stato un tragico
incidente. Una catastrofe di stato per noi polacchi. Un dato e certo:
la cancelleria del presidente, ergo il nostro stato e scomparso in un
sol colpo. Una manovra sbagliata deinmigliori piloti polacchi, onorati
di pilotare un obsoleto Tupolev presidenziale.

Ora pieni poteri sono stati presi da Bronisław Komorowski, per ironia
della sorte candidato della platforma obywatelska alle presidenziali
del prossimo autunno, che ora saranno inevitabilmente anticipate.
Entro il 20 di giugno secondo la carta suprema del mio paese di
adozione.

Per conto di annaviva, l'associazione che presiedo, ho appena inviato
una lettera di cordoglio al console polacco di Milano. Nel cercare le
parole più adatte mi sono soffermato sul comunicargli il medesimo
timore che anche io ho sentito comunemente alla maggior parte dei miei
amici polacchi: una sorta di fatalismo storico, per cui katyn e la sua
regione sono per noi terra maledetta.

Concludo citando il nostro inno nazionale. La Polonia non e morta
ancora fino a quando noi vivremo. Ci rialzeremo e supereremo anche
questa tragedia.

Matteo Cazzulani
Presidente Ass. ANNAVIVA
+393493620416
matteo.cazzulani@annaviva.com
http://matteocazzulani.blogspot.com

TERRIBILE TRAGEDIA A SMOLENSK: 88 MORTI. TRA ESSI IL PRESIDENTE POLACCO KACZYŃSKI


Terribile tragedia nella citta di Smolensk. A pochi metri dalla pista di atterraggio dell aeroporto l apparecchio presidenziale polacco si e rotto ed e andato in fiamme. 88 i morti, nessun sopravvissuto. Tra essi il presidente Lech Kaczyński.

Erano presenti in esso tutte le maggiori personalita dello staff presidenziale. Dal presidente Lech Kaczyński alla moglie. Sono tutte morte. Si stavano recando a Katyń per rendere omaggio alle vittime dei rastrellamenti operati dall NKVD negli anni 40 ai danni dell intelligenzia polacca.

Secondo i racconti dei testimoni l'aereo sarebbe andato in fiamme a soli 400 metri dalla pista di atterraggio. A causa della folta nebbia l'aereo avrebbe urtato con la coda degli alberi, la quale si sarebbe rotta e provocato l'incidente per instabilita.

La tragedia e avvenuta alle 8:56 ora polacca (e italiana). Ad ora esperti e periti sono al lavoro per chiarire meglio la dinamica dell'accaduto.

Il premier Donald Tusk ha convocato una sessione straordinaria del gabinetto dei ministri. Mentre concordemente con la Costituzione, il Maresciallo del Sejm (Presidente del Parlamento) Bronisław Komorowski - ironia della crudele sorte candidato del partito liberale Platforma Obywatelska alle presidenziali del prossimo autunno, proprio contro lo stesso Kaczyński - ha assunto le funzioni del Capo dello Stato.

Alle famiglie delle vittime e a quella del presidente vanno le mie piu sentite condoglianze. Tale tragedia rappresenta un enorme dramma ed e causa di lutto e di profonda tristezza per chi come il sottoscritto polacco non e nato ma lo e in parte diventato.

Matteo Cazzulani

venerdì 9 aprile 2010

BATTEZZATO IL NORD STREAM: ECCO COME L'EUROPA DIPENDERA DA MOSCA

Con una cerimonia ufficiale si è dato avvio alla costruzione del gasdotto che collega direttamente la Russia con l'Europa occidentale via Mar Baltico. E che legherà ancor più strettamente il vecchio continente al Cremlino.

"Sono convinto che la domanda di gas in Europa incrementerà inevitabilmente nei prossimi anni". Così ha esordito il presidente della federazione Russia Dmitrij Medvedev, padrone di casa della cerimonia inaugurale del gasdotto "Nord Stream" avvenuta a Vyborg (poco lontano da San Pietroburgo) nella giornata di venerdì 9 aprile 2010. La sua frase di benvenuto la dice lunga sulla ratio del progetto che transitando sul fondo del Mar Baltico rifornirà di gas direttamente l'Europa occidentale, bypassando Paesi ostili a Mosca come Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, che d'ora in avanti saranno costretti ad acquistare l'oro blu russo da ovest.

"E' un progetto molto importante che garantirà la quantità delle forniture desiderata dagli Stati europei a prezzi sempre ragionevoli, poiché, chiaramente, permette di superare quei problemi legati alle tariffe di transito imposte dai Paesi sul cui territorio ad oggi transitano i nostri gasdotti terrestri" ha spiegato l'inquilino del Cremlino.

Il "Nord Stream" è un progetto che collegherà la Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico dalle città di Portovo (Vyborg) a quella di Greifswald (Germania settentrionale). Esso è compartecipato al 51% dal monopolista russo Gazprom, al 20% dai colossi energetici tedeschi E.ON e BASF, e per il resto dall'olandese Gasunie e dalla francese Suez-Gaz de France. Per la sua costruzione fondamentale è stato l'appoggio fornito anche da Svezia, Finlandia e Danimarca - Paesi nelle cui acque territoriali il Nord Stream è destinato a transitare - nonché di altre cancellerie occidentali, Italia in primis.

Contrarie al progetto le Repubbliche Baltiche e la Polonia: Stati che si trovano aggirati dall'infrastruttura, e che non casualmente sono storicamente - e coraggiosamente - critici nei confronti della verticale della potere di Mosca. Questi membri dell'Unione Europea - mistrattati da una Bruxelles assetata di gas e per questo ansiosa di concludere ogni sorta di accordo col Cremlino, anche a costo di chiudere gli occhi sulle sistematiche violazioni dei Diritti Umani in Russia - per fermare il progetto hanno sollevato persino obiezioni di carattere ecologico, dal momento in cui il fondale marino interessato è costellato di residui bellici del secondo conflitto mondiale.

A riguardo Medvedev ha rassicurato gli invitati dichiarando che "la costruzione del gasdotto settentrionale [il Nord Stream, n.d.a.] non è solamente un progetto commerciale transnazionale, ma è la nostra [russa, n.d.a.] proposta concreta per affrontare i problemi ecologici e climatici non solo su scala regionale, bensì globale".

Come un gasdotto riuscirà ad influire sul miglioramento del clima mondiale resta un'enigma che il presidente della Federazione Russa non svela. Tuttavia, Medvedev illustra chiaramente il perché "Nord Stream" si riverelà un progetto necessario da cui l'Europa è destinata a dipendere già a partire dai prossimi anni. "Nonostante il fatto che tutti noi ci preoccupiamo della questione ecologica con l'organizzazione di conferenze, summit e gruppi di lavoro comuni, e sebbene la ricerca di fonti energetiche alternative sia attivamente in corso, la domanda di carburante blu [gas, n.d.a.] in Europa incrementerà, ne siamo tutti convinti. E' un fatto naturale" ha dichiarato.

Il Nord Stream non è altro che il nuovo distintivo del rinato imperialismo russo, che con l'arma energetica - ben più incisiva degli strumenti militari - sta ristabilendo il proprio controllo non solo sul suo "estero vicino" (le repubbliche ex-sovietiche, che legittimamente hanno lottato per la propria indipendenza da Mosca, riuscendo ad ottenerla a seguito delle "rivoluzioni colorate" pacifiche e nonviolente tra il 2003 e il 2006) ma anche su un'Europa sempre più dipendente dal gas russo e sempre meno presente sul piano internazionale. Anziché rafforzare la propria indipendenza energetica con una politica comune volta a difersificare le forniture e a sviluppare seriamente fonti alternative, i 27 Paesi UE, sopratutto quelli della Vecchia Europa occidentale (Germania, Francia e Italia in primis) hanno preferito agire in ordine sparso e firmare accordi separati con Mosca pur di ottenere tariffe sempre più convenienti, accrescendo così inesorabilmente la propria dipendenza dal gas russo.

Non a caso alla cerimonia di inaugurazione erano presenti alcuni tra i leader europei coinvolti nel progetto che uccide l'indipendenza di Bruxelles: il premier olandese Jan Peter Bakelende; l'ex-cancelliere tedesco, ora presidente del consorzio incaricato di costruire il gasdotto Gerard Schroder; il commissario UE all'energia Giunter Ottinger. Oltre, ovviamente, al presidente russo Medvedev e al capo di Gazprom Aleksej Miller.

Lecito infine ricordare che il primo tratto del Nord Stream sarà realizzato entro il 2011 ed avrà una portata di 27 milioni di tonnellate di oro blu all'anno. Una seconda traccia sarà costruita entro il 2012, incrementando la capacità dell'infrastruttura energetica.

Matteo Cazzulani