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E' USCITO IL MIO LIBRO "LA DEMOCRAZIA ARANCIONE. STORIA DELL'UCRAINA DALL'INDIPENDENZA ALLE PRESIDENZIALI 2010", LIBRIBIANCHI EDITORE. Parte dei proventi finanzia l'Associazione AnnaViva.

venerdì 7 maggio 2010

L'UCRAINA ENTRA IN EUROPA. COL GAS.

Finalmente, la tanto attesa decisione è arrivata. Kyiv sarà parte dell'Europa, e si ricongiungerà con la cultura continentale a cui, per storia e cultura, appartiene. Peccato che tutto ciò interessi solamente l'ambito che più conta presso le cancellerie occidentali, quello del gas.

Nella giornata di giovedi, 6 maggio 2010, il segretario di Eurogaz, Jean Marie Devos, ha proposto al ministro dell'energia ucraino, Jurij Bojko, l'ingresso di Naftohaz nell'associazione che raccoglie le principali compagnie del settore energenico del Vecchio Continente, tra cui le francesi Total e Suez-Gaz de France, l'italiana ENI, la spagnola Centrica, la russa Gazprom, la polacca PGNiG e la tedesca E.ON Ruhrgaz. "Naftohaz - ha dichiarato Devos - può diventare membro associato a brevissimo. Abbiamo già provveduto alla preparazione degli appositi documenti statutari".

Soddisfazione è stata espressa dai principali esperti del settore, tra cui il capo del cartello Nuova energia dell'Ucraina, Valerij Borovyk, che ha sottolineato come finalmente l'Europa si sia accorta del pericolo derivante dalla possibile fusione delle compagnie monopoliste ucraina e russa, attivandosi per contrastare l'operazione. In particolare, l'esperto ha evidenziato l'importanza dell'aspetto cronologico, dal momento in cui l'apertura di Eurogas è arrivata a pochi giorni dalla proposta di unione tra Naftohaz e Gazprom, avanzata dal primo ministro della Federazione Russa in persona, Vladimir Putin.

"E' iniziata la guerra per il controllo di Naftohaz - ha dichiarato Borovyk - l'invito europeo è un fatto estremamente positivo: qualora entrassimo in Eurogas, anche solo come membro associato, in ambito energetico potremmo agire secondo le regole UE. Cio significherebbe trasparenza, stabilità e strategia di sviluppo. Ma, sopratutto, la Commissione Europea si occuperebbe del controllo della compravendita del gas, sia sul mercato interno che esterno del nostro Paese. Con gli altri Stati dell'Unione tale sistema funziona ottimamente. Anche per Kyiv sarebbe utile".

Tuttavia, sulla fattibilità dell'integrazione l'esperto si è detto perplesso, in quanto la nuova verticale del potere Janukovych-Azarov è orientata ad accettare la proposta del Cremlino e a concludere al più presto l'operazione, de facto sancendo la fine dell'Indipendenza energetica, e quindi anche politica, dell'Ucraina.

"Sono abbastanza scettico. Nell'apparato di controllo di Naftohaz, Janukovych ha nominato oligarchi e lobbisti con noti interessi con i loro colleghi, amici, quando non parenti, in Russia. Essi agiscono così come vuole Mosca, e non come si dovrebbe per il bene del Paese. La fusione tra i due colossi sarebbe una grande sciocchezza, dal momento in cui, stando ai valori dell'ultima capitalizzazione, nel nuovo soggetto Gazprom manterrà il 94%, e Naftohaz solo il 6".

Una percezione confermata pochi giorni più tardi. Domenica, 8 maggio, il Capo dello Stato ucraino si è recato in visita urgente a Mosca per rinsaldare la cooperazione con Mosca nell'ambito della CSI, comunità che riunisce gli ex paesi dell'URSS. Dall'incontro, a cui ha partecipato anche il ditattore bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, è emerso che i futuri piani tra i tre Stati riguarderanno prevalentemente il settore energetico.

"Invito ufficialmente, e saluto, il nuovo arrivato nella Comunità, Viktor Janukovych - ha dichiarato il presidente della Federazione Russia, Dmitrij Medvedev - La stretta collaborazione che oggi lega Mosca e Minsk sarà l'esempio che seguiremo per sviluppare l'asse con Kyiv".

Matteo Cazzulani

EUROBUS. L'EUROPA SI PRESENTA


La prima giornata del progetto Jevravtobus ha avuto come tema la reciproca conoscenza tra ucraini ed europei.

Una bandiera continentale, qualche moneta, il libro che mai può mancare, persino due mattoni mezzi rotti. Tutto compresso nella mia valigia. Non è il mio bagaglio, ma un'ideogramma del nostro continente.

E' stata una presentazione ufficiale, dal momento in cui a spaccare il ghiaccio - così riporta il programma - ci ha pensato la cena inaugurale del giorno precedente. Ciascuno dei partecipanti, riuniti in squadre, ha disegnato una valigia nella quale ha riposto gli oggetti più caratteristici del suo Paese. Bravi i polacchi, padroni di casa qui a Varsavia, che nel bagaglio sono riusciti ad infilare persino il castello di Lublino, simbolo di quella Pierwsza Rzeczpospolita in cui Polonia e Ucraina del giorno d'oggi hanno coabitato, non senza disparità, in un clima di democrazia nobiliare e tolleranza religiosa per più di due secoli. Originali i tedeschi, che hanno rinchiuso il povero Beethoven. Tuttavia, a dare il meglio sono stati gli ucraini, con uno di quei disegni frutto di tanta, tantissima voglia di Europa.

"Allegria, bontà, generosità: la nostra cultura non morirà mai con queste qualità - ha spiegato Natasha, dalla regione di Luhans'k - l'Ucraina nell'URSS era sinonimo di ricchezza, da noi proveniva la maggior parte del grano e delle materie prime. Oggi siamo finalmente indipendenti e vogliamo portare in Europa la nostra cultura con le nostre differenti confessioni religiose e con i nostri intelletti. Anche con il Dnipro, fiume che unisce e divide al tempo stesso, con Dnipropetrovs'k, e la sua la fabbrica di missili, e con i 180 km di Kryvyj Rih, la città più lunga al mondo".

Unico rappresentante del Belpaese, sono stato inserito nel gruppo misto, incaricato di presentare l'Unione Europea nella sua generalità. Assieme alla collega irlandese e a quella lettone, abili traduttrici rispettivamente in inglese e russo del mio ucraino molto polonizzato, nella valigia UE ho infilato precisi oggetti per dare chiari segnali. In primis, il vessillo UE, a sottolineare la comune idea di Europa che molti tra i giovani, ma pochi nell'opinione pubblica continentale, coltivano e condividono. Le dodici stelle gialle su sfondo blu - medesime tinte dell'Ucraina - sono anche immagine di quelle istituzioni comuni che, piaccia o meno, fanno sentire un europeista convinto come me sempre a casa ogni qualvolta si trova in un'ambasciata di uno dei Paesi membri.

In secondo luogo, monete. L'Europa, purtroppo, è forte solo sul piano economico. Un gigante monetario, ma un nano politico. Succesivamente, dei libri, con un cappello da cerimonia post-laurea, ad indicare la comune cultura e, nel concreto, il progetto erasmus: quel pacifico servizio militare che sta formando la nuova gioventù europea. Coi mattoni rotti ho ricordato il muro di Berlino, barriera che ha diviso popoli fratelli, ma che ancora permane nelle teste di grandissima parte dei nostri cosidetti intellettuali. E che vede la sua replica, oggi, con l'ancora più odioso muro invisibile di Schengen, che separa Bruxelles da un altro popolo fratello, quello ucraino.

Infine, al centro ho disegnato il logo dei campionati europei di calcio del 2012: tre palloni, rispettivamente biancorosso - colori della Polonia - gialloblu - quelli dell'Ucraina - e arancione - la rivoluzione pacifica che ha riunito le due nazioni dopo secoli di odi e sanguinosi conflitti. Polonia ed Ucraina ospiteranno la manifestazione sportiva. E, per qualche giorno, il muro di Schengen sarà violato. Ma non abbattuto per sempre. Per farlo, occorre lo spirito di volontà, sia degli europei che degli ucraini. Una sensazione che sull'Eurobus si respira ogni giorno. E che, determinato, tutto l'equipaggio vuole diffondere e sprigionare sulle rive del Dnipro.

Matteo Cazzulani

giovedì 6 maggio 2010

UCRAINA: ANCHE GLI INTELLETUALI CONTRO JANUKOVYCH


Comitato Nazionale per la Rinascira dell'Ucraina (CNRU). Così gli intellettuali ucraini hanno battezzato il nuovo movimento di protesta apartitico contro la verticale del potere a Kyiv.

Valerij Shevchuk, Volodymyr Jarovivs'kyj, Jurij Andruchovych, Dmytro Pavlychko, Mykola Rjabchyk - scrittori e pubblicisti. Ivan Dzjuba, Mykola Zhulyns'kyj, Myroslav Popovych - accademici. Kostjantyn Morosov, Levko Luk'janenko, Bohdan Horyh' - attivisti civili. Ecco i primi firmatari dell'atto costitutivo del Comitato Nazionale per la Rinascita dell'Ucraina, sorto per difendere una sovranità del Paese, gravemente in pericolo dopo gli accordi di Khar'kiv e Sochi con la Federazione Russa.

Così come negli ultimi anni dell'URSS, quando da una simile iniziativa sorse il leggendario Narodnyj Rukh di Chornovil e Drach, unica valida opposizione al partito comunista, l'intellighenzia ucraina si è mobilitata nuovamente. Questa volta, contro il regime di Janukovych, pericoloso per la sopravvivenza della stessa Ucraina, ora più che mai in balia delle velleità espansionistiche del rinato impero russo.

"Il comitato - ha spiegato Dmytro Pavlychko - è una risposta al tentativo del presidente di svendere l'Ucraina alla Federazione Russa, sopratutto dopo che il governo Azarov ha concesso ai militari russi di stanziare sul nostro territorio fino al 2042. Inoltre - ha aggiunto uno dei principali fondatori - è in atto un forte tentativo di disgregare l'unità del Paese per favorire le regioni orientali, dove gli oligarchi, sponsor del Partija Rehioniv [il partito di Janukovych, n.d.a.] agiscono indisturbati nella loro attività corrotta".

Il piano di azione della neonata forza prevede due fasi. Dapprima, una massiccia campagna di informazione, non solo sull'operato della verticale del potere Janukovych-Azarov, utile per illustrare agli ucraini la pericolosità delle scelte da essa prese, ma anche su tematiche storico-culturali alla base dell'identità nazionale, appositamente sottaciute da un sistema di potere palesemente ucrainofobo. In seguito, presentazione ufficiale a Kyiv, il prossimo 10 maggio, alla vigilia della manifestazione nazionale organizzata dal Blocco Tymoshenko, a cui il CNRU parteciperà.

"Bisogna iniziare con metodi soft - ha illustrato Levko Luk'janenko, dissidente di vecchia data, già sotto il regime comunista - come una campagna informativa. Molti nell'est e nel meridione del Paese non capiscono affatto che cosa sia veramente questa verticale al potere. E' necessario occuparsi di questioni patriottiche, spiegare alla gente che l'Holodomor è stato un genocidio [la grande carestia provocata da Stalin negli anni '30 per sterminare i contadini ucraini, che il Consiglio d'Europa, su espresso invito di Janukovych, la scorsa settimana non ha riconosciuto come genocidio, n.d.a.]. Dobbiamo mostrare al potere che ulteriori atteggiamenti antiucraini otterranno come risposta la nostra ferma opposizione, prolungata nel tempo se necessario. Non ce ne staremo buoni e calmi".

Luk'janenko ha tenuto a sottolineare il carattere apartitico del movimento, composto da soli letterati ed intellettuali, tuttavia aperto a tutti, per la salvaguardia dell'Identità e dell'Indipendenza dell'Ucraina. Ma nessun leader. A prendere le decisioni sarà un consiglio direttivo, costantemente in contatto con la base: quegli ucraini stanchi ed allarmati dall'involuzione compiuta dal Paese sotto i primi mesi della presidenza Janukovych.

"Se creassimo un comitato sotto la direzione di un qualche politico di riferimento - ha illustrato - molte persone che in esso non si riconoscono, ma che credono nella nostra comune battaglia, non aderirebbero. Dobbiamo semplicemente unire tutte le forze patriottiche del Paese. Il CNRU è basato sulla totale uguaglianza tra i suoi membri, siano essi privati cittadini, partiti o associazioni di ogni genere".

Pronta la risposta del mondo politico, che non si è tirato indietro ed ha accolto l'invito degli intellettuali. Al CNRU già hanno aderito il leader del BJuT e dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, il capo del Narodnyj Rukh, Boris Tarasjuk, ed il vice segretario del partito Svoboda, Andrij Mochnyk.

"Non sono che aderenti con pari dititti rispetto a tutti gli altri - ha assicurato Luk'janenko - nessuno di loro aspirerà alla presidenza del comitato. Occorre cambiare la concezione della politica nel Paese. La nostra democrazia è ancora troppo giovane, ha solo 20 anni. Sorta dopo 300 anni di sottomissione, 70 dei quali comunista. Solo un'azione lenta, ma determinata, aiuterà l'Ucraina ad uscire dal torpore odierno e a guardare con maggiore fiducia e speranza l'Europa e l'Occidente".

Matteo Cazzulani

TRENI SOVIETICI, NAVI RUSSE, AEREI PATRIOTTICI E BUS EUROPEI



Non solo una straordinaria letteratura europea, una cucina di tutto rispetto, e campioni di box, calcio e pallacanestro. L’Ucraina ha anche un sistema di trasporti davvero diversificato. E persino gli spostamenti interni, non solo la politica, sono queastione di scelte. Trasporti e politica, già. Due tematiche apparentemente lontane, ma che proprio in questi giorni vivono in stretta sintonia.

C’è chi viaggia in treno. Mezzo non troppo comodo, nemmeno veloce, ma rispettoso dell’ambiente ed abbastanza accessibile per le tasche di un ucraino medio. Lo useranno gli alti rappresentanti delle istituzioni del Paese, forse con la presenza del presidente Janukovych, tra qualche giorno, il 9 maggio. Invitati alle celebrazioni del Giorno della Vittoria in Piazza Rossa, a Mosca, assieme ad esponenti della Bielorussia del dittatore Lukashenka, si recheranno nella ex capitale dell’impero sovietico: una cerimonia ufficiale, volta a rinsaldare la "storica fratellanza" tra tre repubbliche sorelle. Appunto, Ucraina, Russia e Bielorussia. Una presunta parentela che, lecito sottolineare, non piace a quella metà del Paese che alle scorse presidenziali non ha votato per l’esponente del Partija Rehioniv, ed oggi vive con terrore l’operato del governo ucrainofobo da lui insediato, che mette a repentaglio l’identità culturale ucraina.

C'è chi viaggia in nave. Il Paese dei Shevchenko (sia il poeta Taras che il calciatore Andrij) possiede svariati chilometri di costa, con qualche isolotto, conteso con la vicina Romania per la sua ricchezza di materie prime. Ha anche una penisola, la Crimea, che gode di un’ampia autonomia e che la Russia rivendica come suo possedimento, in quanto essa, negli anni’50, fu ceduta alla Repubblica Sovietica di Ucraina dall’allora presidente URSS, Nikita Khrushchev. Tuttavia, al largo di questa terra, in acque ucraine, incrociano ancora indisturbate imbarcazioni armate battenti bandiera russa. E nel porto di Sebastopoli, città principale assieme alla capitale Simferopoli, stanziano le unità navali della marina militare del Cremlino, rimasta in loco dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Anche questa apparente anomalia è risultato della politica filorussa della verticale del potere Janukovych-Azarov, che, in cambio di un insignificante sconto sul prezzo del gas, ha concesso ai soldati russi di restare in Ucraina fino al 2042: venticinque anni in più rispetto a quanto stabilito da precedenti accordi. Un’eternità, che mina l’indipendenza militare del Paese.

C'è poi chi viaggia in aereo. In un Paese esteso più della Francia, i voli interni sono spesso necessari. E’ questo il mezzo che sta portando la leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, nelle principali località ucraine. Un tour di incontri con popolazione, simpatizzanti e sostenitori in vista della grande manifestazione indetta per il prossimo 11 maggio, a Kyiv, presso la Rada, per protestare contro la condotta di presidente e primo ministro contraria agli interessi nazionali. Un atteggiamento confermato dall'ultima trovata: l’unificazione dei monopolisti del gas russo e ucraino, Gazprom e Naftohaz. Una furba proposta di Putin per prendere il possesso delle infrastrutture energetiche di Kyiv, anticamera del controllo economico, e quindi politico. La Lady di Ferro ucraina è determinata a rovesciare la verticale del potere prima che questo disegno sia approvato, chiamando a raccolta quel Popolo del Majdan che già durante la rivoluzione arancione è sceso in piazza per un’Ucraina giusta, democratica ed europea. Forse, sarà l’aereo della Tymoshenko a convicere molte persone che hanno l’Ucraina – e non la Russia – nel cuore e a garantire l’Indipendenza politica ed energetica del Paese.

Infine, c’è chi viaggia in autobus. Come i 20 ragazzi del progetto Jevroavtobus, missione diplomatica, organizzata e finanziata dai governi tedesco, polacco e dall'Unione Europea, alla quale partecipo come rappresentante dell'Italia, unico dall'Europa mediterranea. Un tour di circa un mese che, così come Julija, porterà giovani diplomatici europei in giro per il Paese su cui scrivo pezzi e libri. Si inizia con una tre giorni preparatoria a Varsavia, poi via in Ucraina a bordo del mezzo a quattroruote per tenere conferenze, dibattiti, happening e meeting di ogni sorta, persino partite di calcetto, con lo scopo di polpolarizzare l'Europa sulle rive del Dnipro. La missione, eccetto la tappa conclusiva di Kyiv, non interesserà le grandi città, bensì piccoli centri di campagna, concordemente con lo spirito del progetto: presentare il nostro continente sopratutto a quegli ucraini che non hanno facile accesso ai mezzi di informazione e comunicazione. E dimostrare loro che, a differenza del pessimo esempio dato dai politici di casa nostra, che sembrano aver dimenticato l'Ucraina e la sua legittima voglia di occidente, Bruxelles e Kyiv sono davvero molto vicine.

Matteo Cazzulani

lunedì 3 maggio 2010

FUSIONE CON GAZPROM: NAFTOHAZ CONTERA' IL 5%


Nel piano di fusione tra i monopolisti del gas di Russia e Ucraina è previsto che Kyiv conceda il controllo dei suoi gasdotti in cambio di un solo posto nel cda della nuova compagnia. Bruxelles: "non è affare nostro".

Completa cessione del sistema infrastrutturale energetico, totale dipendenza dalla Russia, allontanamento dall'occidente e rinuncia definitiva ad ogni piano di futura integrazione con NATO e UE. Il tutto, in cambio del 5% dei dividendi del nuovo colosso energetico. E' questo il bilancio previsto dall'esperto di politica energetica, nonché capo dell'alleanza delle compagnie energetiche ucraine, Valerij Borovyk in merito al progetto di fusione tra Gazprom e Naftohaz.

"Cederemo l'intera rete dei gasdotti sul nostro territorio - ha spiegato in un'intervista rilasciata il 3 maggio scorso - le nostre risorse e le riserve sotterranee. Gazprom [monopolista russo, n.d.a.] ha una capitalizzazione di dieci volte superiore a quella di Naftohaz [colosso ucraino, n.d.a.], che in caso di fusione non potrà ambire a più del 5% dei dividendi, massimo al 6%, e ad un solo posto nel Consiglio di Amministrazione della nuova compagnia. De facto - ha aggiunto - consegneremo a Mosca il nostro sistema di trasporto del gas".

L'esperto ha argomentato il perché l'unificazione delle compagnie si rivelerà dannoso per l'integrazione con l'occidente, illustrando come se da un lato il controllo dei gasdotti è anticamera della sottomissione economica, e quindi politica, alla Russia, dall'altro un'Ucraina non-indipendente sul piano infrastrutturale non risulta appetibile per l'Europa, già di per sé scettica verso nuovi allargamenti, in particolare nei confronti di Kyiv.

"Se scegliamo di andare a braccetto con la Russia - ha continuato - non ci sarà alcuna integrazione con l'UE. Un sistema energetico ucraino, controllato da Gazprom, non interessa a nessuno, né in Occidente, né al mondo intero. Nemmeno alla Cina".

A conferma di quanto detto, la posizione ufficiale di Bruxelles, che ha commentato l'ipotesi di fusione con distacco, relegandola a questione inerente Paesi terzi in cui non interferire. Ciononostante, la rappresentante UE a Kyiv, Marlène Holtzner, ha espresso preoccupazione per le sorti ucraine, auspicando che il sistema infrastrutturale energetico sia quanto prima rinnovato.

"E' una decisione circoscritta ai due governi - ha dichiarato - la Commissione Europea non ha alcun interesse ad intromettersi nella questione. Per l'UE è importante solamente che l'Ucraina modernizzi il proprio mercato del gas per raggiungere la stabilità propria e di tutto il Vecchio Continente".

Tale presa di posizione di Bruxelles è un vero e proprio atto di abbandono dell'Ucraina, Paese, e popolo, storicamente e culturalmente europeo. Una verità ignorata dalle cancellerie della Vecchia Europa, assetate di gas russo e, per questo, disposte a sacrificare le legittime richieste di integrazione di Kyiv, consegnandola tra le fauci del rinato impero di Mosca.

Lecito ricordare che nella giornata di venerdì, 30 aprile 2010, nel corso del vertice bilaterale di Sochi il primo ministro russo, Vladimir Putin, ha dichiarato la volontà di fondere Gazprom e Naftohaz in un'unico supermonopolista energetico, incaricato della compravendita di gas e della ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico dell'Ucraina. Un'ipotesi su cui il premier ucraino, Mykola Azarov, si è dichiarato pronto a collaborare.

Unica contraria, l'Opposizione Democratica, che per voce della sua anima, Julija Tymoshenko, ha commentato la proposta di fusione tra i due monopolisti del gas come un tentativo di attuare una privatizzazionre mascherata dei possedimenti nazionali ucraini per favorire gli interessi delle corporazioni russe e di quelle ucrainofobe dell'est del Paese, sponsor del Partija Rehioniv, la forza politica al governo. Per questo, la Lady di Ferro ha esortato gli ucraini a non restare inermi, e ha ricordato che, oltre al gas, Mosca e Kyiv già hanno stretto progetti di cooperazione nel settore nucleare e siderurgico.

"I piani di fusione tra Rosatom ed Energoatom [i monopolisti del nucleare russo ed ucraino, n.d.a.], tra i colossi russi del ferro e la nostra Ukrzaliznyca, e l'inserimento di Ukridroenergo tra le principali compagnie della Federazione Russa non sono sinergie che permettono maggiori opportunità di svuluppo al nostro Paese - ha spiegato l'anima dell'Opposizione Democratica - ma una sottomissione dell'Ucraina, nascosta ed inaccettabile, per mezzo del controllo delle sue industrie energetiche, e delle sue infrastrutture per il trasporto del gas. Un controllo di una potenza straniera che mira a lasciare agli ucraini la minoranza delle azioni delle loro imprese, rimpiazzandole con nuovi mostri, creati dalle fusioni criminali di cui siamo testimoni. Credo che non dobbiamo tacere e starcene buoni, ma unirci contro queste ingiustizie".

Matteo Cazzulani

IN CATENE. CONTRO PRESSIONI E CENSURA


Azione dimostrativa dei giornalisti leopoliensi in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa. Turchynov: "Diffondete, e difendete, la verità".

Non solo l'Indipendenza della nazione, che un governo imbarazzante sta lentamente svendendo al vicino russo. Nell'Ucraina di Janukovych ad essere in pericolo è anche l'attività dei giornalisti, categoria fastidiosa per ogni autocrate che si rispetti. Per questo, lunedì, 3 maggio, una sessantina di cronisti dell'"Ekspres" si sono incatenati all'ultimo vagone del treno Budapest-Mosca.

"Dove andiamo?" è il nome dell'azione dimostrativa organizzata in occasione della giornata internazionale della libertà di stampa per richiedere alla Procuratura Generale l'avvio di un'inchiesta sulle pressioni delle autorità locali ai danni della testata leopoliense, in nome dell'articolo 171 del Codice Penale, e l'adozione tutte le misure necessarie per rimuovere le minacce ai danni di quei colleghi che, a causa di inchieste ed articoli scomodi da loro redatti, mettono a repentaglio la libertà propria e dei loro familiari.

Simile iniziativa era già stata organizzata in due occasioni per protestare contro un'indagine sollevata dalla medesima procura circa l'attività del capo redattore dell'"Ekspres", Ihor Pochynok, reo di aver pubblicato un'inchiesta scottante sulla corruzione di certi magistrati. I giornalisti si sono limitati a presenzuare sui binari, senza bloccare il convoglio, ripartito in orario.

"Molti viaggiatori di nazionalità russa ci hanno chiesto materiale informativo - ha spiegato Pochynok - ed hanno solidarizzato con noi. Altri temevano il blocco della corsa, ed erano ostili. Ma quando abbiamo assicurato che non avremmo leso il loro diritto di arrivare in tempo a destinazione, si sono calmati, ed hanno ascoltato le nostre ragioni".

I Giornalisti della testata leopoliense assicurano che quella delle manette sul Budapest-Mosca sarà l'ultima azione puramente dimostrativa, e promettono di avvalersi di altri metodi, compreso quelli legali, per rompere quel muro di indifferenza con cui sono accolti dalle autorità, sopratutto da quando alla presidenza siede Viktor Janukovych. "E' stata l'ultima dimostrazione concreta. D'ora in poi saremo maggiormente radicali" ha dichiarato Bohdan Kufryk, della redazione.

Dopotutto, il Capo dello Stato ucraino un'incontro ai giornalisti dell'"Ekspres" lo aveva promesso, fissandolo in occasione della sua visita di lavoro a Leopoli per la nomina ufficiale del presidente della regione, Vasyl' Horbal'. Tuttavia, impaurito dinnanzi alle forti - ma pur sempre pacifiche - proteste contro la deriva filorussa ed ucrainofoba intrapresa dal governo da lui insediato, Janukovych cancellò all'ultimo l'impegno, e, con esso, tutti gli appuntamenti cittadini.

Unica alleata dei cronisti leopoliensi, l'Opposizione Democratica. Il segretario del Blocco Tymoshenko, Oleksandr Turchynov, ha sottolineato l'importanza della giornata internazionale della libertà di stampa in quanto celebrativa di uno dei valori cardine della democrazia, invitando i giornalisti di ogni dove e di qualsiasi ambito a non sacrificare la propria professionalità e a ribellarsi ad ogni forma di censura.

"Oggi [3 maggio, n.d.a.] è il giorno della libertà di Stampa - ha dichiarato in una nota il braccio destro di Julija Tymoshenko - che io ribattezzerei Giornata della Verità. Comunicarla è fondamentale, sempre e comunque. Ogni ora, ogni minuto, ogni secondo. Per questo, rivolgo i miei auguri ai giornalisti, invitandoli a continuare nella loro battaglia quotidiana per la corretta informazione contro ogni forma di censura governativa che, così come prima della rivoluzione arancione, in Ucraina può ritornare ed intralciare la diffusione della verità. Ancora oggi. Bisogna sempre stare all'allerta. Ma la luce vincerà".

Matteo Cazzulani

sabato 1 maggio 2010

LA TYMOSHENKO ORGANIZZA LA RESISTENZA PATRIOTTICA


Depositata alla Rada la richiesta di impeachment per Janukovych. L'11 maggio manifestazione nazionale per la Difesa dell'Ucraina.

Se in Italia si è discusso a lungo sull’opportunità di lavorare in un Primo Maggio disgraziatamente caduto di sabato, e città come Milano, schiamazzi di cortei carnevaleschi a parte, sono apparse quasi deserte, in terre neanche troppo lontane c’è chi ha dovuto violare la “sacralità” della festa del lavoro per il bene del suo popolo, e trasformare una tranquilla dell'Ucraina occidentale in capitale politica del Paese.

E’ nella piccola Luc'k, prima tappa del tour di incontri che porterà la leader dell'Opposizione Democratica nelle varie provincie ucraine, che Julija Tymoshenko ha tenuto una conferenza stampa per condannare l'operato del presidente, Viktor Janukovych, e del primo ministro, Mykola Azarov, all'indomani del patto di Khar’kiv e del vertice di Sochi. Episodi con cui Kyiv ha concesso a Mosca dapprima il prolungamento della permanenza dell'esercito russo in Crimea fino al 2049, e, successivamente, una serie di accordi di cooperazione nel nucleare, nella telefonia e nei trasporti che, de facto, accentuano l’influenza del Cremlino sull’ex-colonia.

La Tymoshenko ha esordito spiegando che la proposta di fusione tra i due monopolisti del gas, Gazprom e Naftohaz, avanzata dalla Russia negli scorsi giorni, non è altro che un tentativo di attuare una privatizzazionre mascherata dei possedimenti nazionali ucraini per favorire gli interessi delle corporazioni russe e di quelle ucrainofobe dell'est del Paese, sponsor del Partija Rehioniv, la forza politica al governo.

"Secondo gli esperti più autorevoli - ha dichiarato la Lady di Ferro ucraina - all'Ucraina non rimarrà che il 6,1% delle azioni del nuovo soggetto. Come potremmo influire sulla sua attività industriale? In nessun modo".

Julija ha esortato gli ucraini a non restare inermi dinnanzi ad un vero e proprio affronto, nonché l'ennesimo tentativo da parte del Cremlino di assoggettare economicamente, e di conseguenza anche politicamente, l'Ucraina. E ha ricordato che oltre al gas, Mosca e Kyiv già hanno stretto progetti di cooperazione nel settore nucleare e siderurgico.

"I piani di fusione tra Rosatom ed Energoatom [i monopolisti del nucleare russo ed ucraino, n.d.a.], tra i colossi russi del ferro e la nostra Ukrzaliznyca, e l'inserimento di Ukridroenergo tra le principali compagnie della Federazione Russa non sono sinergie che permettono maggiori opportunità di svuluppo al nostro Paese - ha spiegato l'anima dell'Opposizione Democratica - ma una sottomissione dell'Ucraina, nascosta ed inaccettabile, per mezzo del controllo delle sue industrie energetiche, e delle sue infrastrutture per il trasporto del gas. Un controllo di una potenza straniera che mira a lasciare agli ucraini la minoranza delle azioni delle loro imprese, rimpiazzandole con nuovi mostri, creati dalle fusioni criminali di cui siamo testimoni. Credo che non dobbiamo tacere e starcene buoni, ma unirci contro queste ingiustizie".

La Tymoshenko ha colto l'occasione anche per precisare l'infondatezza di alcune voci, abilmente messe in circolo dai suoi avversari politici del Partija Rehioniv, e da alcuni finti alleati di Nasha Ukrajina, secondo cui lei stessa avrebbe promesso al primo ministro russo, Vladimir Putin, il prolungamento della permanenza della flotta russa nel porto ucraino di Sebastopoli, realmente accordata pochi giorni fa a Khar'kiv dal premier in carica, Mykola Azarov.

"Queste calunnie sono state avanzate di continuo, anche durante il periodo del mio governo [dall'autunno 2007 allo scorso gennaio, n.d.a.]. Non so se sono opera della propaganda russa - ha spiegato - o delle menzogne orchestrate dall'opposizione, ma di una sola cosa sono certa: non ho mai espresso simili promesse, né firmato alcun accordo che intaccasse la sovranità nazionale ucraina. Nemmeno nei periodi di crisi".

Sempre circa il suo operato passato, la Lady di Ferro ucraina ha difeso gli accordi sul gas da lei firmati col Cremlino lo scorso autunno. I quali, seppur onerosi, hanno consentito a Kyiv di ottenere l'eliminazione della clausola "prendi o paga", e, così, di versare a Gazprom la quota dovuta per il solo oro blu consumato. Inoltre, fatto non indifferente, con essi la Tymoshenko ha garantito al suo popolo un inverno finalmente al caldo, dopo anni di insicurezza e di lunghe trattative.

"L'ultima bolletta del mio premierato, frutto degli accordi del novembre 2009, ammontava a 228 dollari per metro cubo. Una cifra onerosa, me ne rendo conto. Ma secondo i nuovi calcoli, effettuati sulle clausole negoziate da Janukovych ed inseriti nel bilancio statale, pagheremo 235 dollari. Persino uno scolaro sa che 228 è meno di 235".

Rincara la dose il braccio destro della Lady di Ferro ucraina, Oleksandr Turchynov, che, in una chiarissima analisi della situazione, illustra come la collaborazione in settori chiave dell'economia di Kyiv non sia altro che il preludio all'abbattimento delle frontiere e alla riannessione dell'Ucraina alla Russia. "Ad essere in pericolo è sopratutto la sovranità - ha dichiarato l'ex vice premier - sul nostro Paese grava il rischio di svendita alla Federazione Russa delle nostre risorse e della nostra Indipendenza".

Non solo parole. Nella giornata di venerdì, 30 aprile, il deputato Hryhorij Omel'chenko, del principale partito di opposizione, il Blocco Tymoshenko, ha registrato alla Rada la richiesta dell'avvio del procedimento di impeachment nei confronti del presidente, Viktor Janukovych, accusato di condurre una politica contraria agli interessi nazionali. Il documento prevede la costituzione di una commissione di sorveglianza sull'attività del Capo dello Stato negli ultimi mesi, e la redazione di un dettagliato report, che, previo esame della Corte Suprema, dovrà essere presentato in Parlamento non più tardi del luglio 2010.

Lecito ricordare che, a seguito del vertice di Sochi, la Tymoshenko ha invitato tutte le forze politiche dell'opposizione all'unità, e chiamato il popolo del Majdan ad una nuova battaglia, ferma e nonviolenta, per la democrazia nel Paese, cinque anni dopo quella rivoluzione arancione che già una volta è riuscita a sconfiggere la verticale del potere Kuchma-Janukovych-Azarov, oggi tornata alla ribalta. Inoltre, la Lady di Ferro Ucraina ha organizzato per il prossimo 11 maggio una manifestazione nazionale presso il Parlamento, per esprimere, una volta ancora, lo sdegno nei confronti della deriva a cui l'Ucraina sta andando incontro".

"Siamo chiamati a combattere contro la sottomissione dell'Ucraina, per il nostro diritto a vivere in armonia nella nostra terra. Solo la resistenza di tutto il Paese può portarci alla vittoria. Occorre unirci nel Comitato di Difesa dell'Ucraina, per dimissionare Janukovych e ridare il potere al popolo, in un'Ucraina nuovamente giusta, libera e democratica".

Matteo Cazzulani