Attenzione / Attention / Uwaga / Увага

E' USCITO IL MIO LIBRO "LA DEMOCRAZIA ARANCIONE. STORIA DELL'UCRAINA DALL'INDIPENDENZA ALLE PRESIDENZIALI 2010", LIBRIBIANCHI EDITORE. Parte dei proventi finanzia l'Associazione AnnaViva.

sabato 10 aprile 2010

Ancora sulla tragedia di smolensk

Scrivo dopo una giornata massacrante. Dal mio iPhone in quanto
impegnato in una cena di compleanno in cui non riesco a distrarmi. La
morte del presidente polacco e di tutto lo stato maggiore e per me una
ferita profonda. Mi fa male, perché la Polonia oramai la sento come
casa mia. Una sorta di doppia nazionalità per imtenderci.

Lech kaczynski non mi piaceva. Non lo avrei mai votato. Sono un
liberale, non un conservatore. Ma e il mio presidente, e la sua
scomparsa e un dramma.

Vertendo sulle notizie, ora in Polonia si apre una fase di transizione
politica. Non voluta, ma causata da un incidente su cui troppe nubi
permangono. Non quelle che caratterizzano il paesaggio di katyn e
dintorni. Ma i troppi punti oscuri sulla dinamica dell'incidente. 70
anni dal massacro dell'imtellighenzia polacca ad opera di Stalin, 3
dal riconoscimento delle responsabilità di Mosca da parte di Vladimir
Putin, primo ministro della federazione russa subito nominato a capo
della commissione di inchiesta incaricata di fare chiarezza
sull'accaduto.

Sia chiaro fin da subito: non credo al complotto. E stato un tragico
incidente. Una catastrofe di stato per noi polacchi. Un dato e certo:
la cancelleria del presidente, ergo il nostro stato e scomparso in un
sol colpo. Una manovra sbagliata deinmigliori piloti polacchi, onorati
di pilotare un obsoleto Tupolev presidenziale.

Ora pieni poteri sono stati presi da Bronisław Komorowski, per ironia
della sorte candidato della platforma obywatelska alle presidenziali
del prossimo autunno, che ora saranno inevitabilmente anticipate.
Entro il 20 di giugno secondo la carta suprema del mio paese di
adozione.

Per conto di annaviva, l'associazione che presiedo, ho appena inviato
una lettera di cordoglio al console polacco di Milano. Nel cercare le
parole più adatte mi sono soffermato sul comunicargli il medesimo
timore che anche io ho sentito comunemente alla maggior parte dei miei
amici polacchi: una sorta di fatalismo storico, per cui katyn e la sua
regione sono per noi terra maledetta.

Concludo citando il nostro inno nazionale. La Polonia non e morta
ancora fino a quando noi vivremo. Ci rialzeremo e supereremo anche
questa tragedia.

Matteo Cazzulani
Presidente Ass. ANNAVIVA
+393493620416
matteo.cazzulani@annaviva.com
http://matteocazzulani.blogspot.com

TERRIBILE TRAGEDIA A SMOLENSK: 88 MORTI. TRA ESSI IL PRESIDENTE POLACCO KACZYŃSKI


Terribile tragedia nella citta di Smolensk. A pochi metri dalla pista di atterraggio dell aeroporto l apparecchio presidenziale polacco si e rotto ed e andato in fiamme. 88 i morti, nessun sopravvissuto. Tra essi il presidente Lech Kaczyński.

Erano presenti in esso tutte le maggiori personalita dello staff presidenziale. Dal presidente Lech Kaczyński alla moglie. Sono tutte morte. Si stavano recando a Katyń per rendere omaggio alle vittime dei rastrellamenti operati dall NKVD negli anni 40 ai danni dell intelligenzia polacca.

Secondo i racconti dei testimoni l'aereo sarebbe andato in fiamme a soli 400 metri dalla pista di atterraggio. A causa della folta nebbia l'aereo avrebbe urtato con la coda degli alberi, la quale si sarebbe rotta e provocato l'incidente per instabilita.

La tragedia e avvenuta alle 8:56 ora polacca (e italiana). Ad ora esperti e periti sono al lavoro per chiarire meglio la dinamica dell'accaduto.

Il premier Donald Tusk ha convocato una sessione straordinaria del gabinetto dei ministri. Mentre concordemente con la Costituzione, il Maresciallo del Sejm (Presidente del Parlamento) Bronisław Komorowski - ironia della crudele sorte candidato del partito liberale Platforma Obywatelska alle presidenziali del prossimo autunno, proprio contro lo stesso Kaczyński - ha assunto le funzioni del Capo dello Stato.

Alle famiglie delle vittime e a quella del presidente vanno le mie piu sentite condoglianze. Tale tragedia rappresenta un enorme dramma ed e causa di lutto e di profonda tristezza per chi come il sottoscritto polacco non e nato ma lo e in parte diventato.

Matteo Cazzulani

venerdì 9 aprile 2010

BATTEZZATO IL NORD STREAM: ECCO COME L'EUROPA DIPENDERA DA MOSCA

Con una cerimonia ufficiale si è dato avvio alla costruzione del gasdotto che collega direttamente la Russia con l'Europa occidentale via Mar Baltico. E che legherà ancor più strettamente il vecchio continente al Cremlino.

"Sono convinto che la domanda di gas in Europa incrementerà inevitabilmente nei prossimi anni". Così ha esordito il presidente della federazione Russia Dmitrij Medvedev, padrone di casa della cerimonia inaugurale del gasdotto "Nord Stream" avvenuta a Vyborg (poco lontano da San Pietroburgo) nella giornata di venerdì 9 aprile 2010. La sua frase di benvenuto la dice lunga sulla ratio del progetto che transitando sul fondo del Mar Baltico rifornirà di gas direttamente l'Europa occidentale, bypassando Paesi ostili a Mosca come Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, che d'ora in avanti saranno costretti ad acquistare l'oro blu russo da ovest.

"E' un progetto molto importante che garantirà la quantità delle forniture desiderata dagli Stati europei a prezzi sempre ragionevoli, poiché, chiaramente, permette di superare quei problemi legati alle tariffe di transito imposte dai Paesi sul cui territorio ad oggi transitano i nostri gasdotti terrestri" ha spiegato l'inquilino del Cremlino.

Il "Nord Stream" è un progetto che collegherà la Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico dalle città di Portovo (Vyborg) a quella di Greifswald (Germania settentrionale). Esso è compartecipato al 51% dal monopolista russo Gazprom, al 20% dai colossi energetici tedeschi E.ON e BASF, e per il resto dall'olandese Gasunie e dalla francese Suez-Gaz de France. Per la sua costruzione fondamentale è stato l'appoggio fornito anche da Svezia, Finlandia e Danimarca - Paesi nelle cui acque territoriali il Nord Stream è destinato a transitare - nonché di altre cancellerie occidentali, Italia in primis.

Contrarie al progetto le Repubbliche Baltiche e la Polonia: Stati che si trovano aggirati dall'infrastruttura, e che non casualmente sono storicamente - e coraggiosamente - critici nei confronti della verticale della potere di Mosca. Questi membri dell'Unione Europea - mistrattati da una Bruxelles assetata di gas e per questo ansiosa di concludere ogni sorta di accordo col Cremlino, anche a costo di chiudere gli occhi sulle sistematiche violazioni dei Diritti Umani in Russia - per fermare il progetto hanno sollevato persino obiezioni di carattere ecologico, dal momento in cui il fondale marino interessato è costellato di residui bellici del secondo conflitto mondiale.

A riguardo Medvedev ha rassicurato gli invitati dichiarando che "la costruzione del gasdotto settentrionale [il Nord Stream, n.d.a.] non è solamente un progetto commerciale transnazionale, ma è la nostra [russa, n.d.a.] proposta concreta per affrontare i problemi ecologici e climatici non solo su scala regionale, bensì globale".

Come un gasdotto riuscirà ad influire sul miglioramento del clima mondiale resta un'enigma che il presidente della Federazione Russa non svela. Tuttavia, Medvedev illustra chiaramente il perché "Nord Stream" si riverelà un progetto necessario da cui l'Europa è destinata a dipendere già a partire dai prossimi anni. "Nonostante il fatto che tutti noi ci preoccupiamo della questione ecologica con l'organizzazione di conferenze, summit e gruppi di lavoro comuni, e sebbene la ricerca di fonti energetiche alternative sia attivamente in corso, la domanda di carburante blu [gas, n.d.a.] in Europa incrementerà, ne siamo tutti convinti. E' un fatto naturale" ha dichiarato.

Il Nord Stream non è altro che il nuovo distintivo del rinato imperialismo russo, che con l'arma energetica - ben più incisiva degli strumenti militari - sta ristabilendo il proprio controllo non solo sul suo "estero vicino" (le repubbliche ex-sovietiche, che legittimamente hanno lottato per la propria indipendenza da Mosca, riuscendo ad ottenerla a seguito delle "rivoluzioni colorate" pacifiche e nonviolente tra il 2003 e il 2006) ma anche su un'Europa sempre più dipendente dal gas russo e sempre meno presente sul piano internazionale. Anziché rafforzare la propria indipendenza energetica con una politica comune volta a difersificare le forniture e a sviluppare seriamente fonti alternative, i 27 Paesi UE, sopratutto quelli della Vecchia Europa occidentale (Germania, Francia e Italia in primis) hanno preferito agire in ordine sparso e firmare accordi separati con Mosca pur di ottenere tariffe sempre più convenienti, accrescendo così inesorabilmente la propria dipendenza dal gas russo.

Non a caso alla cerimonia di inaugurazione erano presenti alcuni tra i leader europei coinvolti nel progetto che uccide l'indipendenza di Bruxelles: il premier olandese Jan Peter Bakelende; l'ex-cancelliere tedesco, ora presidente del consorzio incaricato di costruire il gasdotto Gerard Schroder; il commissario UE all'energia Giunter Ottinger. Oltre, ovviamente, al presidente russo Medvedev e al capo di Gazprom Aleksej Miller.

Lecito infine ricordare che il primo tratto del Nord Stream sarà realizzato entro il 2011 ed avrà una portata di 27 milioni di tonnellate di oro blu all'anno. Una seconda traccia sarà costruita entro il 2012, incrementando la capacità dell'infrastruttura energetica.

Matteo Cazzulani

mercoledì 7 aprile 2010

IL GOVERNO AZAROV INCIAMPA SUL BILANCIO


L'FMI non eroga il prestito richiesto da Kyiv e l'esecutivo "blu" non trova le risorse per il pareggio di bilancio, rinviandone l'approvazione. La Tymoshenko si difende dinnanzi alla Procura Generale.

Il neoeletto presidente Janukovych era stato chiaro: il bilancio andava approvato "non più tardi dell'inizio del mese di aprile". Così aveva sentenziato dinnanzi alle telecamere dei principali media ucraini pochi giorni dopo aver affidato l'esecutivo al suo uomo di fiducia Mykola Azarov, che per l'occasione nella scenetta di sovietica memoria giocava la parte del bravo alunno intento a prendere appunti.

Peccato che al momento del compito in classe il premier russofono si sia presentato impreparato. Nella giornata di mercoledì 7 aprile il Kabmin (Consiglio dei ministri) non è riuscito ad approvare il budget per il 2010, eliminandolo persino dall'ordine del giorno della seduta. Un primo stop dell'esecutivo targato Partija Rehioniv che dimostra come il consistente sostegno da esso goduto in Parlamento (con l'appoggio dei comunisti e del Blocco Lytvyn) non sia sufficiente per governare un Paese così complesso quale l'Ucraina de facto è.

Causa principale è stata la decisione del Fondo Monetario Internazionale di non concedere il prestito richiesto da Kyiv per coprire la rata semestrale dovuta a Mosca per l'acquisto di gas naturale, pari a 360 Dollari per mille metri cubi. In una conferenza stampa appositamente convocata, il premier, visibilmente amareggiato, se l'è presa con il precedente governo, reo a suo dire di aver negoziato un accordo svantaggioso "a causa del quale l'Ucraina perde circa 3,5 miliardi di Dollari ogni anno".

L'approvazione del bilancio oltre ad essere un ordine del leader della nuova verticale del potere è anche un passo fondamentale per poter intraprendere ogni futura iniziativa a livello politico. Sopratutto per onorare le promesse elettorali fatte dallo stesso Janukovych durante la campagna presidenziale, in primis l'innalzamento delle pensioni, dei sussidi sociali e delle paghe minime.

"Il progetto del budget prevede l'adempimento delle promesse elettorali di Viktor Janukovych. Il nuovo corso della politica economica del Paese sarà improntato a combattere la crisi" ha dichiarato Azarov, cercando di giustificare l'impasse appena incassata.

A seguito del mancato prestito il governo non può ora che sperare in un nuovo accordo con la Russia per rinegoziare il prezzo dovuto per l'importazione di oro blu, oppure per dilazionare il pagamento in piccole rate che consentano il minore impatto possibile sulle uscite statali: una missione ardua che tuttavia è già stata iniziata da tempo. Nella giornata di lunedì 5 aprile lo stesso Janukovych ha approfittato di una visita privata all'amico Medvedev per negoziare un nuovo tariffario di favore. "Attendiamo proposte da Kyiv che a nostra volta valuteremo" è stata la secca risposta del presidente della Federazione Russa.

Successivamente, nella giornata di mercoledì 7 aprile il presidente si è recato in visita ufficiale ad Astana per mettere a punto una nuova strategia di collaborazione con il Kazakhstan, sempre in materia energetica: dai colloqui con l'autoritario presidente kazako è scaturito un accordo di collaborazione per due anni in base al quale l'Ucraina si impegna a garantire il transito verso l'Europa di 6 milioni di tonnellate di nafta proveniente da Astana in cambio di prezzi di favore per il carburante acquistato.

"Gli accordi appena firmati provocano una stretta collaborazione per i prossimi due anni. Non dubito sulla sua proficua longevità e sul vantaggio da essa derivante per l'Ucraina ed il Kazakhstan" ha dichiarato Janukovych a margine dell'incontro.

A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato anche Andrij Kljujev, primo vice premier con delega agli affari energetici che con tono ottimistico si è detto fiducioso in una pronta risoluzione della questione. "Dateci solo una settimana ancora, possibilmente 10 giorni, e risponderò a tutte le vostre domande in merito al nuovo accordo con Gazprom [monopolista russo del gas, n.d.a.]. Ritengo che ci accorderemo su punti contrattuali vantaggiosi sia per la parte ucraina che per quella russa. Bisogna solo sedersi al tavolo e trattare. I nostri amici russi sono ben disposti a rivedere condizioni, tariffe e clausole contrattuali. L'intera questione è in progresso".

Nel frattempo, la nuova verticale del potere continua ad ostacolare gli avversari politici con ogni mezzo a sua disposizione, inclusa la magistratura. Infatti, nella giornata di martedì 6 aprile la leader dell'opposizione democratica Julija Tymoshenko ha ricevuto una lettera di convocazione urgente dinnanzi alla Procura Generale per rispondere di alcune sue frasi circa la scarsa trasparenza dei giudici della Corte Costituzionale da lei pronunciate di recente.

"Sono stata convocata dalla Procura Generale dopo aver dichiarato che ai magistrati della Corte Costituzionale sono stati offerti milioni di Dollari affinché si pronunciassero a favore della legittimità della coalizione di governo varata dal Partija Rehioniv in pieno disaccordo con il regolamento della Rada. Nel 2008 un mio passato tentativo di formare una coalizione con la partecipazione di deputati indipendenti è stato giustamente respinto. Ma quello di Janukovych è stato accolto. Sono state prese due decisioni diametralmente opposte. Undici giudici hanno inspiegabilmente votato a favore. Ad essi è stato offerto del danaro, ne ho le prove" ha spiegato la Tymoshenko.

Presentatasi regolarmente, la Lady di Ferro ucraina si è difesa, dimostrando ancora una volta coraggio e determinazione nel battersi per un'Ucraina giusta, democratica e libera dalla corruzione.

"Non appena ho denunciato la questione sono stata convocata dalla Procura. Potete scrivere che il 7 aprile è l'inizio di una nuova repressione politica da parte di Janukovych e del suo establishment di oligarchi corrotti, già al potere durante l'era Kuchma" ha dichiarato alla stampa terminata l'audizione.

Matteo Cazzulani

martedì 6 aprile 2010

MAGISTRATURA POLITICIZZATA IN UCRAINA: JANUKOVYCH DA MOSCA COLPISCE LA TYMOSHENKO.


La procura Generale convoca la Lady di Ferro ucraina per una poco chiara audizione. Il tutto mentre il presidente è a Mosca dall'amico Medvedev per discutere la nuova cooperazione tra Kyiv e il Cremlino.

"Panico politico". E' così che Julija Tymoshenko ha definito la convocazione della Procura Generale appena pervenutale. Lo ha fatto presso la sede del suo Blocco nella Capitale con un'apposita conferenza stampa convocata nella giornata di martedì 6 aprile 2010, ultimo giorno delle vacanze di Pasqua - in Ucraina tradizionalmente dedicato alle visite ad amici e parenti.

Vestito bianco, sguardo determinato, voce ferma come sempre, seppur talvolta interrotta da cali di tono. La Lady di Ferro ucraina ha attaccato la magistratura, che a suo dire su ordine di Janukovych le ha inviato la lettera di convocazione che mostra alla stampa.

"Dopo aver tenuto la conferenza stampa in cui ho parlato di corruzione della Corte Costituzionale, di intimidazioni ai magistrati, di pressioni sui giudici da parte di ambienti vicini a Janukovych, subito durante le feste pasquali ho ricevuto tale avviso dalla Procura Generale".

La Tymoshenko ha le idee chiare: si tratta di un tentativo di pressione politica nei suoi confronti organizzato dallo stesso establishment presidenziale per intimidirla. Una situazione che ricorda l'era Kuchma, quando l'ex-presidente autoritario sconfitto nel 2004 dalla pacifica rivoluzione arancione non esitava ad avvalersi della magistratura per colpire dissidenti ed avversari politici, tra cui la stessa Lady di Ferro ucraina: arrestata - poi rilasciata per totale assenza di prove - nel 2001.

"Voglio dire al signor Janukovych e alla Procura Generale da lui controllata che anche durante gli anni in cui Kuchma operava si è cercato di arrestare la mia persona e di annichilire e reprimere la mia famiglia. Voglio affermare che Janukovych assieme alla sua cavalleria non è riuscito ad evolversi politicamente nel corso di questi anni al punto da evitare di intimidirmi con simili metodi" afferma la Tymoshenko continuando a mostrare la lettera di convocazione.

La leader dell'opposizione dimostra tutta la sua forza di carattere non solo ricordando quanto già subito in passato, ma anche promettendo battaglia a tutto campo, iniziando col presentarsi dinnanzi alla Procura generale il giorno e l'ora richiesti dalla convocazione. Il tutto, in nome della difesa dell'indipendenza, della giustizia e della democrazia nel Paese: principi "arancioni" che coerentemente continua ad avere ancora oggi come punto fermo della sua attività.

"Già da tempo mi hanno spaventata e già da tempo non temo più questi personaggi, dal momento in cui essi si nascondono dietro la Procura Generale e si avvalgono dei suoi poteri per attuare un vero e proprio sistema repressivo. Sul fatto che mi presenterò non c'è da dubitare. E anche sul fatto che parlerò con questi procuratori onestamente ed apertamente. Non cadrò nel panico politico che costoro hanno orchestrato. E prometto che insieme alla mia squadra difenderò l'Ucraina fino a quando ne avrò la possibilità e fino a quando il popolo ucraino me ne darà la forza".

Ad aggravare la situazione, il fatto che tutto ciò sia avvenuto mentre il presidente Janukovych è a Mosca "per una visita privata all'amico Medvedev", come comunicato dall'ufficio stampa del Capo dello Stato. Peccato che durante tale gita a titolo personale il leader del Partija Rehioniv non si sia limitato ad omaggiare la tomba del cosmonauta Georgij Beregovyj, a partecipare al battesimo del nipote di un ex compagno di scuola e ad incontrare il Patriarca Kyryl, ma abbia tenuto anche un vero e proprio vertice con il suo collega russo circa la futura cooperazione tra Mosca e Kyiv.

Stando alle indiscrezioni i due avrebbero discusso il piano di modernizzazione del sistema infrastrutturale energetico ucraino da presentare alla comunità internazionale entro fine mese. Inizialmente concepito come compartecipato da Mosca, Kyiv e Bruxelles, esso tenderebbe ad escludere la presenza europea per lasciare al colosso russo Gazprom pieno accesso ai gasdotti ucraini.

Per ora, di certo rimane la foto dei due presidenti a bordo della "Pobjeda" di Medvedev: lussuosa automobile color perla, immagine di un'Ucraina inesorabilmente alla deriva in direzione Mosca. Il tutto sotto gli occhi di un'Europa sempre addormentata, di un presidente USA senza un'idea coerente di politica estera in difesa della democrazia, e di una leader di Ferro costretta a difendersi dall'ennesimo utilizzo politico della magistratura da parte della nuova verticale del potere.

Matteo Cazzulani

sabato 3 aprile 2010

REVISIONE DEI MANUALI DI STORIA E COMPLETO CONTROLLO DEL POTERE: ECCO LA SORPRESA DI PASQUA DI JANUKOVYCH AGLI UCRAINI


La verticale del potere ucraina da un lato occupa tutte le presidenze delle commissioni parlamentari, dall'altro intende rivedere i programmi scolastici inerenti alla storia e alla lingua ucraine. L'opposizione continua il blocco dei lavori alla Rada.

Per un gioco di calendario, nella giornata di Domenica 4 aprile 2010 eccezionalmente le chiese cattolica, protestante ed ortodossa festeggiano la Pasqua congiuntamente. Tuttavia, nell'uovo di Pasqua (o, per meglio dire, sulla tavola dello snidanok pasquale) gli ucraini hanno trovato sorpese amare dal punto di vista politico e culturale.

Nella giornata di sabato 3 aprile il ministro dell'istruzione Dmytro Tabachnyk ha dichiarato l'intenzione di istituire una commissione per la revisione dei manuali di storia dell'Ucraina che già dal prossimo anno scolastico saranno adottati nelle scuole del Paese. La notizia è stata comunicata solennemente dagli schermi della televisione Inter ed ha fin da subito allarmato la maggioranza degli ucraini, terrorizzati da un possibile ritorno di un'ondata di russificazione forzata della cultura nazionale.

Nello specifico, il ministro del governo Azarov ha spiegato che "i manuali per le scuole devono essere scritti da esperti di pedagogia e devono essere valutati da un'apposita commissione che [come ministero dell'istruzione, n.d.a.] intendiamo creare al massimo livello con la partecipazione dei migliori esperti nel settore dell'insegnamento e studiosi. I libri di storia dovranno essere improntati su un punto di vista obiettivo senza partigianeria alcuna".

Peccato che poco più tardi lo stesso Tabachnyk abbia dimostrato di non essere affatto immune da una visione di parte della storia, svelando ancora una volta le proprie tendenze ucrainofobe, filorusse e nostalgiche dei tempi dell'Unione Sovietica. Incalzato dalle domande dell'intervistatore, ha dapprima dichiarato la sua contrarietà alla nomina di Stepan Bandera a eroe nazionale in quanto "ai tempi non cittadino ucraino e collaborazionista con l'armata nazista durante la Grande Guerra Patriottica [denominazione sovietica della Seconda Guerra Mondiale, n.d.a.]" ma dall'altro ha definito come "legittima" la decisione della città di Zaporizhzhja di dedicare un monumento a Stalin.

"Si tratta di una legittima decisione di un consiglio cittadino che in maniera sovrana ha espresso la propria volontà. La quale va sempre rispettata" ha argomentato il ministro. Peccato che la tesi sulla collaborazione tra Bandera - che pure un santo non è, basti ricordare l'eccidio dei polacchi in Małopolska e Galicja orientale di cui è responsabile - e Hitler sia ancora tutta da dimostrare. E se davvero Tabachnyk fosse coerente con quanto detto, allora dovrebbe rispettare anche le decisioni di numerosi consigli regionali e cittadini nelle oblast' di Leopoli, Ivano-Frankivs'k, Ternopil', Khmelnyc'kyj, Vynnicja e Transcarpazia che nelle scorse settimane ne hanno richiesto ufficialmente le sue dimissioni in virtù delle sue tendenze ucrainofobe, pericolose per l'indipendenza politico-culturale dell'Ucraina.

Lecito ricordare che già in passato Tabachnyk si è contraddistinto per aver definito l'Ucraina occidentale "Polonia" e aver sostenuto che ogni galiziano potesse nella propria vita "al massimo ambire al mestiere di cameriere". Inoltre, il nome del ministro figura tra i responsabili della sparizione delle 44 lettere del primo presidente ucraino Michajlo Hrushevs'kyj dall'Archivio Nazionale Centrale di Leopoli. A conferma della sua pericolosità è stato anche il suo atteggiamento al momento dell'insediamento, quando non ha perso tempo e si è presentato nel suo nuovo ufficio con guardie del corpo al seguito incaricate di attuare controlli a tappeto sui documenti e sugli orari di pausa dei dipendenti: un clima di terrore che ha provocato le immediate dimissioni del vice ministro Pavlo Poljans'kyj.

Pietanze amare sono state servite sulla tavola pasquale degli ucraini anche sul piano più strettamente politico. Come recentemente riportato, il Partija Rehioniv - forza politica del presidente Janukovych - ha deciso di ricoprire la guida di tutte le commissioni parlamentari, non lasciandone alcuna all'opposizione sebbene il regolamento prevedesse il contrario. "Oggi voteremo per il nostro progetto circa la nomina dei membri e dei presidenti delle commissioni parlamentari della Rada. Esso prevede la sostituzione di vecchi membri con nuovi deputati. Inoltre proporremo nostri candidati presidenti per tutte le commissioni... e non dobbiamo concedere nulla all'opposizione. La stessa opposizione non ha avanzato alcuna proposta, solo pretese" aveva dichiarato il capogruppo del Partija Rehioniv Oleksandr Jefremov a margine della sessione plenaria di giovedì 1 aprile.

Pronta è arrivata la risposta del Blocco Tymoshenko, contrario all'infrazione del regolamento parlamentare ed allarmato dall'ennesimo tentativo del partito del presidente di assumere il pieno controllo degli organi decisionali dello Stato come ai tempi dell'autoritario presidente Kuchma. Subito gli uomini del BJuT hanno occupato l'aula e costretto lo speaker Volodymyr Lytvyn a sospendere la seduta serale, rimandandola al giorno successivo.

Ma anche nella giornata di venerdì 2 aprile i deputati nazionali del Blocco Tymoshenko hanno impedito la votazione delle nuove commissioni: sin dalla mattinata l'ingresso è stato occupato da una decina di essi, ed un'altra trentina è rimasta all'interno dell'aula per tutta la mattinata, decisi a non permettere l'inizio di un "golpe antidemocratico dannoso per l'indipendenza del Paese", come dichiarato dal premier ufficiale del governo-ombra dell'opposizione Serhij Soboljev.

In particolare, "il Blocco Tymoshenko richiede il rispetto del regolamento della Rada con la concessione della presidenza di un certo numero di commissioni parlamentari. In particolare, il BJuT gradirebbe quelle sul bilancio, sul regolamento parlamentare, sulla lotta alla corruzione, sulla giustizia e sulla libertà di parola" ha spiegato alla stampa il parlamentare Serhij Mishchenko.

L'ostruzionismo al tentativo autoritario del Partija Rehioniv ha dato i suoi frutti: il voto sulla composizione delle nuove commissioni è slittato a dopo Pasqua. Così, il Blocco Tymoshenko è riuscito a garantire una festività un poco più serena per chi in Ucraina si batte per il mantenimento della democrazia e del pluralismo politico.

Tuttavia, la questione è solo rinviata di qualche tempo. Nella speranza che, così come per quanto riguarda Tabachnyk, ad attivarsi non sia solo la coerenza di Julija Tymoshenko e dei giovani studenti degli Atenei dell'ovest del Paese, ma anche un'Europa che sempre più assetata di gas ben si guarda dall'aiutare il fratello popolo ucraino a difendersi dalle nuove ambizioni imperialiste di Mosca.

Matteo Cazzulani

giovedì 1 aprile 2010

DALLE PAROLE AI FATTI: L'OPPOSIZIONE DEMOCRATICA SFIDA LA VERTICALE DEL POTERE JANUKOVYCH-AZAROV

L'indomani della prima seduta dello shadow-cabinet l'opposizione passa ai fatti con un ostruzionismo a tutto campo. Ritirati i membri BJuT dalle commissioni, Rada bloccata per diversi minuti contro l'usurpazione del potere e la dittatura del Partija Rehioniv.

Non è passato che davero poco dalla presentazione del governo-ombra dell'opposizione democratica che subito in Parlamento inizia un'aspra battaglia. Difatti, nel corso della sessione pomeridiana della seduta plenaria 25 deputati del Bloco Tymoshenko hanno occupato la tribuna principale della Rada, impedendone l'accesso e, di conseguenza, il proseguimento dei lavori.

Causa scatenante è stata la decisione della maggioranza di accantonare l'esame del progetto di legge proposto dal BJuT riguardo la convocazione delle elezioni per gli organi locali con cadenza fissa quinquennale per tutto il Paese. Ciò per dare precedenza alla ratifica della nuova composizione delle commissioni parlamentari dopo il varo del nuovo esecutivo: un passaggio puramente tecnico fortemente sponsorizzato dal Partija Rehioniv che avrebbe previsto il riconoscimento alla guida di tutte esse esponenti del solo partito di Janukovych, malgrado la prassi - ed il buon senso democratico - ne prevedrebbe la concessione della presidenza di un certo numero all'opposizione.

Il Blocco Tymoshenko ha contestato il comportamento della maggioranza, incolpando il Partija Rehioniv di voler usurpare il potere e di non garantire all'opposizione i diritti parlmentari che le spetterebbero. "In Ucraina sta avvenendo una prova di usurpazione del potere senza precedenti ad opera di un particolare gruppo parlamentare - il Partija Rehioniv. Per la prima volta dopo anni si ripalesa la minaccia di una dittatura che potrebbe portare alla nuova perdita dell'Indipendenza. Il Partija Rehioniv ed i suoi alleati intendono convertire l'organo legislativo dello Stato in uno strumento per favorire gli interessi di un determinato clan politico" riporta un comunicato ufficiale del gruppo diramato poco prima della protesta in aula.

Gli esponenti del Blocco Tymoshenko ricordano anche che da quando il nuovo esecutivo Azarov è stato instaurato dal presidente Janukovych "nel Paese è iniziata una campagna di limitazione della libertà di parola per mezzo del rafforzamento di strumenti repressivi, tra gli scranni del Parlamento sono cresciute corruzione, pressioni politiche, minacce e completa inosservanza delle leggi dell'Ucraina. Sia la coalizione di maggioranza che il governo sono stati varati per mezzo di grossolane infrazioni della Costituzione, ed ora tramite la revisione del regolamnto della Rada sulla composizione delle commissioni si intende estromettere l'opposizione da tutti gli organi decisionali e negare il suo diritto a partecipare e ad esercitare il proprio controllo sul funzionamento degli organi di potere".

In particolare, gli esponenti del Blocco Tymoshenko tengono a sottolineare come il regolamento parlamentare garantisce espressamente il pieno diritto dell'opposizione di osservare attivamente i lavori delle commissioni inerenti a tematiche sociali, al bilancio, al funzionamento della magistratura e al rispetto delle libertà di parola, stampa ed associazione. Per questa ragione, onde evitare "ulteriori speculazioni", il Blocco Tymoshenko ha deciso di ritirare tutti i propri membri dalle commissioni e dalle posizioni di responsabilità del Parlamento. "Compreso il vice presidente della Rada [Mykola Tomenko, n.d.a.]", come confermato da esponenti del BJuT, che richiedono ad alta voce l'esame in aula della proposta del Partija Rehioniv per apportarne opportuni cambiamenti "al fine di evitare l'inasprimento del confronto politico", di per sé già ad alti livelli.

Pronta è arrivata la condanna dello speaker Volodymyr Lytvyn, costretto a sospendere la seduta e a rinviarla al giorno successivo. Secondo il presidente del Parlamento la decisione del Blocco Tymoshenko destabilizzerebbe il funzionamento della Rada. Simili obiezioni sono state avanzate dal leader del gruppo parlamentare del Partija Rehioniv Oleksandr Jefremov, il quale ha contestato la decisione da parte del BJuT di esercitare l'ostruzionismo alla vigilia delle festività pasquali, un'atteggiamento che secondo lui sarebbe stigmatizzato anche dalle altre forze politiche della Rada.

Pronta la risposta del vice speaker del BJuT Mykola Tomenko, il quale si è dichiarato "pronto a rassegnare le dimissioni dinnanzi all'inaccettabile provedimento del partito di Janukovych che reinstaura in Parlamento una situazione di nepotismo" tipica dell'era Kuchma, contro la quale il popolo del Majdan ha lottato duramente già da prima del 2004, anno della rivoluzione arancione.

Matteo Cazzulani