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giovedì 21 gennaio 2010

SECONDO TURNO, ECCO GLI APPARENTAMENTI


Tihipko, Jacenjuk e Lytvyn neutrali. Hrycenko con Janukovyc, Matvijenko con Lady Ju.

Come facilmente prevedibile, le giornate successive al primo turno sono state particolarmente movimentate dal punto di vista politico. Difatti, l'offerta di apparentamento avanzata da Julija Tymoshenko ai cosidetti “candidati democratici” durante la conferenza stampa di mercoledi 20 gennaio 2010 ha ottenuto pronte risposte non solo da parte dei diretti interessati, ma anche di altre forze politiche e personalità escluse dalla corsa alla presidenza.

Il primo a rispondere è stato Serhij Tihipko, terzo classificato con una pesante dote elettorale (13%) che fa gola ad entrambi i contendenti, divisi da un solo 10,1%. Per accaparrarseli, Julija Tymoshenko ha pubblicamente offerto all’ex capo della Banca Nazionale Ucraina il posto di premier in cambio di una dichiarazione di apparentamento che tuttavia non è arrivata.
“De facto da parte di Julija Volodymyrivna (Tymoshenko, n.d.a.) c’è stata tale proposta. Ho detto decisamente che no, non appoggerò subito alcun candidato. E per il momento mantengo tale idea. E così sarà a lungo” ha dichiarato Tihipko in un’intervista a Radio Free Europe. Incalzato dalle domande dell’intervistatore, tuttavia non ha voluto spiegare quale sia stata l’offerta avanzatagli da Janukovyc: “non posso e non voglio dirlo. Se lui (Janukovych) vorrà, lo dirà” ha spiegato.

Anche il secondo destinatario dell’appello per un’unione delle forze democratiche al fine di scongiurare “il ritorno dell’Ucraina filorussa in mano alle oligarchie” ha dichiarato con vena polemica la propria neutralità. Invitato al dibattito serale sul 5 Kanal, Arsenij Jacenjuk – 6,8% dei consensi al primo turno – ha ammesso di essersi già incontrato con Viktor Janukovych, ma di non aver stretto alcun accordo: “principalmente, ho detto a Viktor Fedorovych (Janukovych, n.d.a.) che dal momento in cui sarà capo dello stato, io sarò capo dell’opposizione” ha spiegato in diretta tv.
Sulla Tymoshenko invece si è tolto una manciata di sassolini dalla scarpa: “per quanto riguarda la Tymoshenko, forse lei ancora non ha spiegato il perché mi ha attaccato in campagna elettorale. Dunque, perché ora avanzare proposte a questo pessimo candidato (come mesi fa in una dichiarazione lo staff di Bat’kivshchyna dipinse il leader del Front Zmin in campagna elettorale)?”.

E’ uno Jacenjuk pieno di rancore nei confronti degli ex alleati del campo arancione, a cui addossa la responsabilità di avere permesso la vittoria del leader del Partija Rehioniv: “Già prima delle elezioni ho detto a Viktor Jushchenko e alla Tymoshenko che se non avessero rinunciato alla loro candidatura chi avrebbe vinto sarebbe stato sicuramente Janukovych. E’ un dato di fatto che al secondo turno Jacenjuk avrebbe potuto facilmente batterlo. Ora si è verificata la situazione per cui Tymoshenko e Jushchenko hanno incoronato Janukovych presidente del Paese” ha dichiarato non senza una punta di protagonismo.

Gongola Janukovych: “Vona (“Lei”, scimmiottando il leit motiv elettorale della Lady di Ferro ucraina) ha già perso le elezioni: né Tihipko, né Jacenjuk la sosterranno. Ciò significa che le sue possibilità di vittoria il 7 febbraio sono zero” ha dichiarato il leader del Partija Rehioniv.

Altro candidato eliminato che al secondo turno si manterrà neutrale è Volodymyr Lytvyn. In una dichiarazione esclusiva rilasciata all’autorevole quotidiano Gazeta po ukrajinski, lo speaker della Rada (il parlamento ucraino) ha comunicato l’intenzione di non condurre trattative a causa del ruolo istituzionale da lui ricoperto: “non condurrò trattative perché in quanto capo del Parlamento debbo mantenere equilibrio ed astenermi dal sostenere l’uno o l’altro candidato”.

Teoricamente, il ragionamento di Lytvyn non fa una piega e sarebbe degno di lode se lo stesso speaker non si fosse candidato di persona alla corsa presidenziale, ottenendo poco più del 2%. E, come ricordato dalla stessa Lady Ju nella giornata di giovedì 21 gennaio, se il suo partito – il Blocco di Lytvyn – non fosse nella medesima coalizione di governo con quello della Tymoshenko. Una dichiarazione di apparentamento, o per lo meno l’impegno a sostenere la Lady di Ferro ucraina nel ballottaggio contro il candidato filorusso sarebbe stato da parte sua un gesto di coerenza politica.

Chi ha declinato l’invito dell’attuale premier è Anatolij Hrycenko, speaker del parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea che al primo turno ha raccolto circa l’1% dei consensi. “Sono membro del Partija Rehioniv, appoggerò e sosterrò il leader del Partija Rehioniv Viktor Janukovych” ha dichiarato in una nota ufficiale diramata dall’ufficio stampa della Rada della regione.
Oltre a questa dichiarazione di stampo sovietico (a quanto pare ancora vivo attorno a Janukovych), Hrycenko ha argomentato la sua decisione: “lo stesso Viktor Fedorovych è stato primo minostro dell’Ucraina ed autore di un programma attento allo sviluppo socio-economico della Repubblica Autonoma di Crimea fino al 2017. Conosce bene i problemi e le specificità legate allo status della regione”.
Peccato che quel programma prevedesse – e preveda ancora – un’”evoluzione” del Paese in senso fortemente federale, che in una realtà complessa come quella ucraina può facilmente provocarne la disgregazione quando non la seccessione di alcune sue regioni, tra le quali proprio la Crimea, dove – lecito ricordare – dal 1991 Mosca distribuisce alla popolazione propri passaporti per destabilizzare l’area e sottrarla al controllo di Kyiv.

Chi non abbandona il campo degli oppositori al ritorno dell’Ucraina delle oligarchie è Anatolij Matvijenko, leader di Sobor, partito di orientamento repubblicano che al primo turno ha sostenuto la ricandidatura di Viktor Jushchenko, presidente spodestato che il 17 gennaio ha ottenuto meno del 5% dei consensi. “Il partito appoggia al secondo turno quel candidato che in misura maggiore conferma la strada verso lo sviluppo del processo democratico del Paese e che potrà meglio rappresentare l’Ucraina nell’arena internazionale difendendone l’indipendenza e la sovranità” ha riportato una nota ufficiale della segreteria di Sobor.

Matteo Cazzulani

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