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venerdì 5 marzo 2010

OPERAZIONE RIANIMAZIONE: JANUKOVYCH A MOSCA ALLONTANA KYIV DALL'EUROPA


"Operacija Reanimacija". Così il presidente russo Dmitrij Medvedev ha definito l'incontro di venerdì 5 marzo 2010 con il suo omologo ucraino, che ha promesso e concesso a Mosca molto in diversi ambiti: lingua russa; flotta del Mar Nero; Stepan Bandera e partnership doganale.

Alla fine la tanto attesa richiesta di sconto sul prezzo del gas non c'è stata. I colloqui di Janukovych con Medvedev e con Putin (rispettivamente presidente e primo ministro della Federazione Russa) hanno avuto come oggetto una serie di promesse che Kyiv si impegna a mantenere per "rianimare" i rapporti col vicino russo.

In primis, lo status della lingua russa in Ucraina. A Medvedev nella mattinata Janukovych ha dichiarato di volere "approvare tutte le leggi necessarie per difendere i diritti dei russofoni in Ucraina", lasciando intendere la decisione di promuovere il russo a lingua ufficiale accanto all'ucraino. Peraltro uno dei punti del suo programma elettorale per le presidenziali del 2010.

Sempre all'inquilino del Cremlino il neo eletto presidente ucraino ha promesso la cancellazione del decreto del suo predecessore Jushchenko con cui veniva dichiarata eroe nazionale la figura di Stepan Bandera: politico a capo dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN-B) responsabile di eccidi e massacri come quello ai danni della popolazione polacca di Malopolska e Galicja tra il 1944 ed il 1946.

"La decisione ha scontentato sia l'Europa che la stessa Ucraina. E' in corso un procedimento per annullarla. Ed esso si compirà in concomitanza con il Giorno della Vittoria" ha dichiarato Janukovych, promettendo di annullare uno degli ultimi decreti dell'amministrazione Jushchenko in occasione della festa sovietica del 9 maggio, in cui la Russia - e Janukovych - festeggia la vittoria URSS nella Grande Guerra Patriottica (per noi occidentali la Seconda Guerra Mondiale).

Altro cedimento del leader del Partija Rehioniv riguarda la Flotta russa del Mar Nero. Secondo precedenti accordi stretti dall'allora presidente Kuchma nel 1997 essa ha il diritto di stazionare liberamente nel porto di Sebastopoli e di incrociare nelle acque territoriali ucraine al largo della Crimea fino al 2017. Janukovych ha promesso di concedere un prolungamento di tale termine, sempre "in nome del rinnovo dei buoni rapporti con Mosca".

Parole di miele - ma di pietra per il popolo ucraino e per le sue aspirazioni europee - sono state espresse dallo stesso Medvedev, che a sua volta ha promesso di "farsi avvocato degli interessi di Kyiv presso il G8 e le organizzazioni internazionali" in cui la Federazione Russa gioca un ruolo chiave.

"Entrate nell'area di libero commercio con Kazakhstan e Bielorussia". Così Janukovych è stato accolto da Vladimir Putin nell'incontro pomeridiano. Il primo ministro russo ha proposto a Kyiv di far parte dell'unione doganale che riunisce tre delle dittature post-sovietiche ancora rimaste in vita. L'Ucraina è un Paese democratico, ma Janukovych ha promesso che la sua politica interna ed estera sarà "seria e pragmatica".

Putin inoltre ha dichiarato che "la cooperazione energetica tra Mosca e Kyiv deve svilupparsi anche in Stati terzi" lasciando trasparire la volontà di inglobare l'Ucraina in una società internazionale per il commercio del gas compartecipata da Gazprom e dall'Unione Europea.

In conclusione, il bilancio della visita di Janukovych a Mosca è desolante. Non solo per il popolo ucraino, le cui legittime aspirazioni di integrazione euroatlantica sono state cancellate dalle promesse del neo eletto presidente, ma anche per l'Europa stessa, che a causa della sua miopia ed inconsistenza politica ha permesso ad un paese culturalmente fratello di ritornare sotto l'ombrello di Mosca. Che, lecito ricordare, nel passato è stata autrice di carestie forzate, repressioni, stermini di massa nei gulag e russificazioni forzate sotto lo zarismo prima e il comunismo poi volte a cancellare ogni traccia della cultura ucraina.

Resta tuttavia chi in Ucraina non concorda col ritorno sotto l'influenza della "Madre Russia", ovvero quel 45% di ucraini che alle scorse presidenziali ha votato per Julija Tymoshenko: l'unica leader coerente nel difendere le radici europee della sua nazione. Oggi, anche dall'opposizione.

Matteo Cazzulani

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