Attenzione / Attention / Uwaga / Увага

E' USCITO IL MIO LIBRO "LA DEMOCRAZIA ARANCIONE. STORIA DELL'UCRAINA DALL'INDIPENDENZA ALLE PRESIDENZIALI 2010", LIBRIBIANCHI EDITORE. Parte dei proventi finanzia l'Associazione AnnaViva.

giovedì 30 luglio 2009

MOLDOVA: CALANO I COMUNISTI, GUADAGNANO I LIBERALI. PROBABILE UNA COALIZIONE FILO-OCCIDENTALE.

Dopo i brogli compiuti dai comunisti lo scorso mese di aprile, nella giornata di mercoledì 29 luglio 2009 i cittadini moldavi sono stati chiamati nuovamente alle urne per il rinnovo del parlamento. Il Partito Comunista (PCRM) è rimasto il primo partito con il 45,1%, ma non ha i numeri per scegliere autonomamente il presidente, avendo diritto a soli 48 seggi parlamentari sui 101 totali.

Positivo è il risultato ottenuto dalle opposizioni, che potranno contare su una cospicua rappresentanza pari a 53 seggi. Il Partito Liberal-Democratico ha ottenuto il 16,4% dei consensi, il Partito Liberale il 14,4, il Partito Democratico il 12,5, e la coalizione “Nostra Moldova” (AMN, che ha ripreso il colore arancione in segno di continuità con l’omonima rivoluzione“colorata”, nonviolenta e filoeuropea del 2004 in Ucraina) il 7,4.

A condizionare gran parte dell’elettorato moldavo è stata anche la consapevolezza di scegliere tra l’inizio di un percorso di adesione all’Unione Europea – proposto dai liberali – e il mantenimento di Chisinau sotto la sfera d’influenza di Mosca – supportato dai comunisti.

Il consolidamento dei partiti liberali indica una chiara inversione di tendenza nel Paese più povero d’Europa (escluso il Kosovo), da anni in mano ai comunisti e, di conseguenza, legato alla Russia.

Persino Natalia Morar – una tra le organizzatrici delle proteste contro i brogli elettorali dello scorso aprile, meglio note come “rivoluzione Twitter” – si è detta soddisfatta dell’esito della consultazione, evidenziando come “i comunisti hanno ottenuto una percentuale più bassa rispetto allo scorso aprile, e ciò significa che il Paese vuole cambiamenti. Io stessa spero che qualcosa cambierà”.

In effetti, i liberali si sono presentati alle urne non solo con la promessa di un futuro ingresso nell’Unione Europea, ma anche con un dettagliato programma di riforme socio-economiche funzionale alla modernizzazione del Paese in vista della sua possibile integrazione nella comunità euroatlantica.

Come già riportato, alla luce dei nuovi equilibri i comunisti non sarebbero più in grado di governare da soli. Ecco perché nelle ultime ore si è fatta sempre più forte l’idea che a guidare il Paese possa essere Marian Lupu, leader del Partito Democratico (ed ex membro del Partito Comunista, da cui è fuoriuscito in seguito a continue frizioni con Voronin). Come sottolineato a Radio Free Europe dall’esperto di politica moldava Vlad Lupan, per superare l’empasse politica Lupu potrebbe costituire una coalizione nazionale di governo alleandosi con i due partiti liberali e con “Nostra Moldova”.

“La democrazia e la verità hanno vinto nonostante le innumerevoli difficoltà. Ci sarà una coalizione ampia negli interessi della gente. Un compromesso a cui arriveremo affinché la Moldova sia finalmente governata democraticamente”. Così ha dichiarato il leader del Partito Liberal-Democratico Vlad Filat all’agenzia Reuters dinnanzi al 97% delle sezioni scrutinate.

Tale prospettiva ha incassato anche l’appoggio della vicepresidente del Partito Liberale, Corina Fusu, che ha ricordato come durante la precedente legislatura l’opposizione abbia formato un’alleanza solida e costruttiva, e pertanto quella dei liberali con i democratici sia già una coalizione ben rodata e pronta per governare.
Matteo Cazzulani

Nessun commento:

Posta un commento